Qualche domanda intelligente (di Capuozzo) sul Libano
In un pezzo pubblicato oggi a pagina 2 del Foglio, il vicedirettore del Tg5, Toni Capuozzo, cronista sempre attento e puntuale, ha sollevato per punti alcune domande che non hanno finora trovato risposta nel dibattito attorno alla partecipazione italiana alla missione Unifil 2. Le ripropongo come pro memoria.
Scrive Capuozzo: «Ma se la Siria chiuderà , come ha minacciato, i varchi di frontiera con il Libano, e le armi passeranno attraverso le vie del contrabbando cosa faremo? E se Hezbollah, che inalbera nel suo simbolo un Ak 47 farà il suo mestiere, e i desiderata di Teheran e Damasco, tirando qualche missile, posizionata appena a nord del Litani, cosa faremo per impedire nuovi lanci, o come ci impegneremo con Israele per chiederle di non rispondere? E se davanti alla pace forzata con Israele Hezbollah arrivasse a una resa dei conti con gli altri libanesi, come ci chiameremmo fuori dal pantano della guerra civile? Domande, che sembra nessuno voglia porre, come se l’attenzione autoreferenziale fosse tutta sulle nostre regole d’ingaggio, e niente per le strategie di Hezbollah, che parà francesi e marine americani hanno già conosciuto sulla loro pelle, 23 anni fa. Ma noi partiamo, convinti che tutto sia questione di buona volontà , e che la pace sia un valore universale. Dopo aver deriso l’America per la sua esportazione della democrazia, vedremo cosa siamo capaci di fare noi con l’esportazione dei buoni sentimenti, della ragionevolezza, del buon senso, del dialogo».
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