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Le «dimissioni ripensate» del sindaco barese

Pubblicato su da Antonio

Racconta Eugenio Scalfari che i traduttori di un convegno internazionale nel quale stava parlando Aldo Moro abbiano protestato: impossibile tradurre i suoi equilibrismi lessicali. Del resto il vocabolario Devoto-Oli alla voce «ossimori» cita come esempio le «convergenze parallele» dello statista magliese. La politica dà spesso i natali ad ardimenti linguistici: dalle «sinergie di nicchia» alle «maggioranze variabili» agli «equilibri più avanzati». Se poi prendi il termine «dimissioni», là sì che il politico si sbizzarrisce: trovi le dimissioni richieste e quelle pretese, quelle annunciate e quelle dei veterodemocristiani che «non vanno presentate mai», quelle irrevocabili che poi c'è sempre chi ti convince a revocare, e naturalmente quelle ritirate. Quelle che nessuno aveva ancora inventato erano le dimissioni «ripensate», recente conio del sindaco di Bari, Michele Emiliano. Il 19 maggio le aveva solo minacciate. Sabato scorso invece ha detto di sentirsi «così sconfortato» da averle «pensate». Poi però ha riflettuto. E così ha inventato le «ripensate»: non si dimette, resterà fino al termine del mandato e poi si vedrà. Tra parentesi: l'11 luglio annunciò che avrebbe rinunciato a ricandidarsi se l'inchiesta penale che vede coinvolti un suo ex fidatissimo collaboratore e il vicesindaco non sarà chiusa. L'inchiesta non solo è ancora aperta, ha anche originato un altro filone, che investe funzionari e dirigenti comunali. «Ripenserà» anche l'annuncio?

© E Polis Bari del 29 novembre 2008

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