L'Italia che galleggia nel limbo
Peggio dell'inferno c'è solo il limbo, quello stagnare in una condizione indefinita. Come in Italia oggi: sospesi tra mercato e protezionismo, tra regole e libertà . Abbiamo leggi che disciplinano i saldi: è la Regione che deve dire al commerciante quando scontare la sua merce con la speranza di vendere di più. E però se la Regione pensa di anticipare la data di inizio delle svendite, alla fine lascia che la decisione sia degli esercenti. I quali non vogliono che si tocchi il calendario, e così tutto resta com'è. Il ministro Renato Brunetta la spara: liberalizziamo, ognuno decida per sé. Le associazioni di consumatori minacciano lo sciopero dei regali se non parte subito la stagione dei saldi. Un signore intervistato da "Anno zero" annuncia serafico che non manderà il figlio in piscina per un mese pur di non rinunciare al rito laico della strenna. Insomma, sulle ricette ognuno la pensa come gli pare, soprattutto la pensa nel modo più favorevole a se stesso. Ma la crisi è crisi per tutti, su questo non ci piove. Secondo il Censis la percentuale degli italiani «pessimisti» è salita in un anno dal 27 al 44,7%, cui si somma un 17% di persone disorientate, indecise. Sette persone su 10 acquistano prodotti in offerta, uno su quattro compra sempre beni non di marca. Siamo lontani dai livelli degli Usa, ma anche da noi la tendenza è all'indebitamento: quasi la metà del reddito di una famiglia è assorbito da debiti, e su tre italiani che hanno contratto un mutuo per la casa, uno dice di essere in sofferenza. E la politica? Duella come se si trovasse davanti a un grande Risiko, dove sì, è in corso una guerra ma i carri armati sono finti e se perdi puoi sempre cominciare un'altra partita. E comunque, se hai perso è stata colpa dei dadi, non della tua strategia. E' così che una settimana di dibattito regionale sull'ipotesi di anticipare l'inizio dei saldi ha avuto semmai l'effetto di contrarre ancor di più i consumi, giacché non è difficile immaginare che si sia smesso di comprare prevedendo di poterlo fare domani con lo sconto. E' così che perfino il governo Berlusconi "del fare" sembra essere diventato il governo "dell'annunciare", dal maestro unico all'età pensionabile delle lavoratrici. Un italiano su tre ha votato pensando a chi sarebbe stato più capace di decidere e per ora non ha ancora capito se ha fatto bene o male. Accetterebbe anche di ammettere di aver sbagliato, pur di capirlo. Ma lo tengono nel limbo, e non si sente granché bene.
© E Polis Bari del 16 dicembre 2008
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