Lavori al teatro Petruzzelli, anche la graticcia è da rifare
Sarà che dall’alto è tutto più chiaro. Certo è che stando in piedi in equilibrio precario sulla graticcia, sospesa a 24 metri sopra il palcoscenico del teatro Petruzzelli, qualcosa in più sulla qualità dei lavori realizzati con l’appalto della Protezione civile, della banda di Angelo Balducci e del suo vice Salvo Nastasi, commissario e subcommissario per la ricostruzione, la capisci.
Vista dal basso, la graticcia sembra una gabbia fatta con sbarre di legno, travi numerate e parallele al boccascena su cui vengono appese le quinte, i fondali, le luci. In barca non si chiamano corde, ma cime; appese alla graticcia invece si trovano «tiri», funi che passano su carrucole adatte a reggere il peso degli elementi scenografici e a evitare il logoramento delle stesse per sfregamento. Ogni rocchetto (così il macchinista teatrale chiama la carrucola) ha due alette che si innestano su due travi parallele, si ancorano, pronte a servire il tiro e il gioco è fatto. Più difficile spiegarlo che praticarlo.
Regola numero uno: le travi devono essere uguali per dimensione e forma e sistemate tutte alla stessa distanza. Regola numero due: anche gli ancoraggi dei rocchetti vanno posizionati su ogni trave alla stessa distanza e soprattutto vanno messi in linea tra una trave e l’altra, altrimenti il rocchetto non può innestarsi. Non serve aver letto i manuali, è intuitivo. E invece. La fondazione Petruzzelli ha già acquistato decine di nuove travi con le quali saranno sostituite quelle esistenti: si tratterà in buona sostanza di rifare la graticcia a spese dell’ente perché quella che è stata realizzata dalla Ricostruzione Petruzzeli scarl di Vito Barozzi – denunciano in una relazione tecnica l’ingegner Luca Chiarappa – presenta «evidenti anomalie di costruzione», «interasse non uniforme», rocchetti che non si inseriscono, «fermi/agganci non allineati».
È soltanto uno delle decine di rilievi che la fondazione ha mosso alla società consortile che ha eseguito i lavori nel politeama barese. Società che oggi chiede al ministero il saldo dei 7,6 milioni di euro che ancora non le sono stati liquidati, la seconda tranche dei 13 milioni che sono stati autorizzati da Sandro Bondi come quota extra rispetto alla aggiudicazione del bando di gara. Il meccanismo delle spese gonfiate nei grandi appalti pubblici è riassunto in una battuta che il capo di gabinetto dei Beni culturali, Salvo Nastasi, ha fatto all’ingegner Fabio De Santis, arrestato e tuttora ai domiciliari per l’inchiesta sulla cricca: lo chiama al telefono, intercettato dai carabinieri del Ros, e dice «Voi andate a ruota libera... tipo Petruzzelli, quindi non diciamo niente se qualcuno chiede».
No, non diciamo niente. Basta vedere le foto di com’è ridotto il teatro a due anni esatti dalla fine (dichiarata) dei lavori e a quindici mesi dalla consegna.
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