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Rifiuti e incendi, così il Sud addestra la Protezione civile

Pubblicato su da Antonio

La Puglia che supera la prova del fuoco, la Campania che prova a vincere la sfida della raccolta differenziata, e da Palese a Pozzuoli il comune denominatore si chiama Protezione civile: la Scuola regionale "Ernesto Calcara", che forma un migliaio tra docenti e volontari i quali poi trasferiranno agli studenti di elementari e medie il valore di una attenzione all'ambiente che passa per il conferimento e lo smaltimento dei rifiuti in modo da favorire il riciclo, e la Sala operativa unificata permanente, voluta dal governatore Vendola nel vecchio aeroporto barese, che nell'estate scorsa ha fronteggiato l'ennesima emergenza incendi spegnendo 5mila focolai, il 40% in più rispetto all'anno precedente, ma limitando i danni con interventi coordinati e a tempo di record.

È l'eccellenza meridionale nell'ambito della protezione civile, di un Sud che vanta realtà esemplari di efficienza nella formazione degli operatori nel Napoletano e nella gestione delle emergenze nel Barese. Il Dipartimento nazionale ha dato atto alla Puglia di aver avviato un «percorso straordinario diventando una meravigliosa realtà», un percorso cominciato nel 2005, quando dopo l'alluvione nelle Murge in cui perse la vita una famiglia intera la giunta decise di dotare di strutture adeguate una regione come questa dove, secondo il "Rapporto sullo stato del territorio italiano" realizzato dal Consiglio nazionale dei geologi, vivono 167mila persone in zone ad alto rischio idrogeologico e nel 75% dei Comuni ci sono immobili in aree a rischio frana, tra i quali 162 scuole e undici ospedali. Nel 2009 – spiega l'assessore regionale Fabiano Amati – sono stati stanziati 135 milioni di euro tra fondi regionali e comunitari per migliorare la sicurezza di centri abitati e edifici sensibili, e quest'anno un accordo con il ministero dell'Ambiente consentirà interventi cospicui per la mitigazione del rischio idrogeologico.

Non solo. Con il ministero dei Beni culturali e il Dipartimento nazionale la Puglia darà vita a un tavolo tecnico per la salvaguardia del patrimonio storico-artistico dai rischi naturali: iniziativa – sottolineano dalla Regione – avviata ben prima del crollo della Domus dei gladiatori di Pompei e nel solco della tutela delle risorse archeologiche pugliesi, che dall'anno scorso può contare pure su un sistema telematico, il Sit, che monitora costantemente lo stato di salute del territorio. Il prossimo passo sarà la creazione di sale operative multirischio in ogni provincia, grazie a uno stanziamento dedicato di 5 milioni di euro.

È vero che Protezione civile significa innanzitutto quella rete di volontari che in tutto il Paese è pronta alla mobilitazione in caso di calamità (12mila solo in Campania, dove si registra il numero più alto di operatori dopo la Lombardia), ma tecnologia, strutture e formazione costituiscono mezzi indispensabili per rendere efficaci gli interventi in condizioni di emergenza: «Se c'è una frana – spiega Franco Bianco, direttore della Scuola campana di protezione civile, l'unica del Centro-Sud Italia – il primo ad accorrere è il volontario, che deve sapere che cosa fare per limitare le conseguenze dannose dell'evento, innanzitutto nei casi in cui sono coinvolte anche persone». Sono circa tremila gli allievi che ogni anno vengono formati nel Centro operativo San Martino di Pozzuoli, attraverso alla sinergia con l'Università "Federico II" e la Facoltà di scienze ambientali della II Università di Napoli, e oltre 700 partecipano al Blsd, il corso di rianimazione cardiopolmonare di base, uno dei punti di forza dell'istituto.

Vive in Campania uno dei sei milioni di italiani la cui abitazione è soggetta a rischio idrologeologico, ed è per questo che «si avverte forte l'esigenza di allargare quanto più possibile la cultura della protezione civile», insiste Bianco, medaglia d'oro per le operazioni di soccorso in Irpinia nel 1980. «Formiamo i volontari – evidenzia – ma con corsi di livello avanzato anche dirigenti apicali delle pubbliche amministrazioni, ingegneri, geologi, architetti, provenienti anche da fuori Campania». Un motivo di orgoglio per una regione in cui la Protezione civile è stata chiamata a intervenire sul fronte rifiuti, non solo su eventi alluvionali come quello del Sele un mese fa: «Nelle prossime settimane – dice l'assessore regionale alla Protezione civile e ai Lavori pubblici, Edoardo Cosenza, nominato commissario per l'emergenza nel Salernitano – cantierizzeremo 97 interventi per 220 milioni di euro, metà dei quali della Regione, l'altra del ministero dell'Ambiente», in zone ad alto rischio idrogeologico, dal consolidamento del costone roccioso nella zona della Statale amalfitana, alla riduzione dell'erosione costiera dell'isola d'Ischia, alla manutenzione delle opere realizzate dopo l'alluvione di Sarno nel maggio 1998. Perché protezione civile è prevenzione prim'ancora che gestione dell'emergenza.

© Corriere del Mezzogiorno del 18 dicembre 2010

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