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Scuola: i contributi non trovano asilo

Pubblicato su da Antonio

Rappresentano il 20% dell'offerta di scuola dell'infanzia in Puglia, ma non si pu? dire che le scuole private se la passino bene. Leggi nazionali e regionali prevedono aiuti per tali scuole (che includono le materne private e non gli asili nido), ma gli aiuti si sono assottigliati nel tempo e non tutti gli enti contribuiscono. I fondi regionali. Il primo problema riguarda tutte le scuole private, anche quelle di grado superiore: non ? stata attuata in pieno la legge 62/00 sulla parit? scolastica, secondo cui il sistema d'istruzione nazionale si fonda sia sulle scuole statali sia su quelle paritarie non statali (in pratica, quelle comunali e quelle a gestione privata "accreditate", entrambe in grado di rilasciare titoli di studio riconosciuti come se fossero di istituti statali). A livello regionale, la norma comporta la possibilit? d'introdurre un buono scuola, cio? una somma data alle famiglie per l'istruzione dei figli, indipendentemente dal fatto che siano iscritti in scuole pubbliche o private. La Regione Puglia non ha assunto iniziative, contrariamente a molte altre Regioni (si veda l'articolo sopra). La Puglia continua invece a elaborare annualmente un Piano per il diritto allo studio secondo la legge regionale 42/80, per erogare contributi alle scuole paritarie e statali ?che lo richiedano?. Riguardo alle materne, gli 8,4 milioni del Piano 2004 equivalgono ad appena mille euro per ogni sezione, cui si aggiungono 0,25 euro a pasto per il servizio mensa e poco altro per il trasporto dei bambini. Nel bilancio 2005, la Regione ha aumentato il capitolo di spesa a 10,5 milioni. Il che potrebbe significare, secondo quanto prevede il dirigente dell'ufficio Diritto allo studio, Giovanni Ippolito, un incremento di 100 euro l'anno per sezione. Poca cosa, se si pensa che fino al 1984 il contributo regionale ammontava a 4,5 milioni di lire dell'epoca (circa 2.300 euro in valore nominale, cui andrebbe aggiunta una cospicua rivalutazione per recuperare l'inflazione). I contributi comunali. La Lr 42/80 prevede che i Comuni distribuiscano i fondi regionali, eventualmente integrandoli con risorse proprie attraverso apposite convenzioni con le scuole del proprio territorio. ?Molti Comuni - dice Vito Antonio Baldassarre, presidente regionale della Federazione delle scuole materne (Fism) - non hanno neppure una convenzione e considerano il contributo come un sostegno a un'azienda privata che fa profitti, cosa che evidentemente non ??. Della vicenda che riguarda il Comune di Bari riferiamo nell'articolo qui sotto: le scuole paritarie attendono i contributi da due anni. Ma non va molto meglio a Foggia, Taranto, Lecce e Brindisi, solo per fermarci ai capoluoghi di provincia. A Foggia, spiega Fabio Daniele, presidente provinciale Fism, il Comune eroga 550 euro per ogni sezione a fronte di ?una serie di impegni e obblighi sproporzionati a nostro carico?. A Lecce e Taranto non c'? alcuna convenzione: i Comuni si limitano a "girare" i fondi che provengono dalla Regione. Brindisi fa un po' la differenza: il Comune seleziona le domande delle famiglie a basso reddito e mette a disposizione 539,95 euro per ogni bambino, con un massimo di tre a sezione. Le conseguenze. Le "private" sono ?abituate alla povert??, dice Baldassarre, che porta l'esempio di alcune suore che vendono orecchiette fatte con le loro mani per mandare avanti il proprio istituto. ? poi noto che gli insegnanti vengono non di rado sottopagati. ?Ma - dice Baldassarre - il fenomeno ? in diminuzione, la legge 62/00 subordina i contributi pubblici al rispetto delle regole?. Fabrizio Lombardo Pijola, presidente regionale del Comitato scuola libera, chiede ?una svolta verso una politica che riconosca fattivamente l'alto valore sociale delle scuole paritarie in Puglia?.

[da Il Sole-24 Ore, Sud]

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