Il processo penale in cortocircuito
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Il processo penale è governato da un codice che ha venti anni di età, ma l’esperienza e la maturità non lo hanno reso migliore. Anzi. Il tempo ha solo confermato che la procedura è costruita per non funzionare. C’è un sistema di regole che dovrebbero garantire gli innocenti e che finisce invece per favorire l’impunità dei colpevoli. Giorni fa, un detenuto è stato messo in libertà perché un atto era stato notificato a un solo avvocato, mentre lui ne aveva due. Le notifiche fanno perdere un sacco di tempo, soprattutto nelle fasi iniziali di un processo: possibile che non si trovi un rimedio ragionevole? Possibile che non si possano notificare gli atti con la posta elettronica certificata? Si risparmierebbe tempo, carte e soldi.
È solo un esempio, che sommato a tutti i casi di ritardi per pastoie burocratiche e scarsezza di risorse e di personale, fa 13mila reati prescritti in un anno a Bari e Foggia. Magari non tutti gli imputati erano colpevoli: ma quelli che non lo erano si sono visti assolvere per prescrizione, e non perché erano innocenti. Si dice che l’azione penale sia «obbligatoria». Significa che in linea di principio un Pm non può decidere di indagare su un reato piuttosto che su un altro. In pratica funziona che la scelta è inevitabile, ma anziché essere dettata da criteri oggettivi, magari decisi dal Parlamento che è titolare della politica giudiziaria, è lasciata alla discrezionalità della Procura. Possibile che non ci sia un rimedio per questo?
Alla inaugurazione dell’anno giudiziario abbiamo sentito: l’invito a Pm e Gip perché portino in aula solo i fascicoli che meritano di andarci e riflettano di più prima di arrestare; il dato relativo ai furti che restano senza colpevole (97%); l’aumento delle intercettazioni telefoniche e ambientali pari al 40%: quasi il doppio. E così da anni in Parlamento si parla solo di come regolamentare (o impedire) le intercettazioni. Ascoltare è istruttivo, per carità, ma è possibile che ormai si indaghi solo così? All’epoca della scomparsa dei fratellini di Gravina un inquirente confidò: «Siamo in difficoltà: in quella famiglia non usano i cellulari».
La cosa davvero incredibile è che con un quadro così disarmante ci si meravigli pure che ci sentiamo tutti più insicuri e indifesi.
© E Polis Bari del 3 febbraio 2009
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