Archivi vietati agli agenti: «Così non si può indagare»
Giro di vite per gli accessi alle banche dati dopo l’inchiesta aperta dalla Procura di Milano su un centinaio tra impiegati civili dell’Agenzia delle Entrate e agenti della Guardia di finanza. Da oggi consultare le “Basi informative esterne†sarà consentito solo agli ufficiali di polizia giudiziaria e non anche agli agenti come avveniva finora. Una vera rivoluzione, che il dipartimento della Pubblica sicurezza del ministero degli Interni sta facendo passare sotto il titolo “Inserimento utente superprofiloâ€. Formalmente, con una circolare datata 27 ottobre e spedita in questi giorni a tutti gli uffici periferici delle forze di polizia, il Servizio per il sistema informativo interforze comunica a poliziotti, carabinieri e finanzieri che per accedere alle banche dati sarà assegnato loro un nuovo codice alfanumerico. In sostanza con questo provvedimento vengono ridisegnati i profili di accesso agli archivi informatizzati e il gioco è fatto: «Se fino a ieri – ci spiega Leonardo Coppi, del Siulp, sindacato di polizia – gli agenti di Pg potevano accedere al database dell’Inps piuttosto che all’Anagrafe tributaria, da oggi potranno effettuare solo controlli sulle patenti e sul Registro automobilistico, niente più». Non potranno consultare neanche le risultanze degli archivi dell’Ania, l’associazione delle assicurazioni o accedere al Sidet, il Sistema informativo detenuti, per verificare se un indagato è in carcere o a piede libero. Il ministero si giustifica scaricando la responsabilità sul Garante della privacy, che a novembre dello scorso anno aveva disposto accertamenti sulle misure di sicurezza adottate nel trattamento dei dati personali dal Centro elaborazione dati della Pubblica sicurezza. In realtà , questo è solo un pretesto per giustificare la stretta: nella relazione finale del Garante, infatti, si legge che «non sono emersi profili di violazione degli obblighi penalmente sanzionati», insomma avviene tutto nel rispetto della legge. Certo, l’Autorità aveva chiesto una «verifica della congruità del numero di soggetti abilitati alla consultazione» e soprattutto «all’aggiornamento dei dati». Gli utenti autorizzati fino a oggi erano 130mila (la metà dei quali poteva ‘modificare’ i file), e sviluppavano una mole di accessi nell’ordine di 650mila al giorno. «Ma la verifica – precisava il presidente Francesco Pizzetti – dovrà avvenire senza pregiudicare la necessaria funzionalità del Ced». Chiaro, no? «Pare di no – dice Coppi – visto che l’accesso a quei dati è di fondamentale importanza per chi come noi svolge indagini sul campo e ora ci viene invece inibito». «Va bene istituire livelli diversi di accesso – sostiene Innocente Carbone, dirigente Siulp – ma in questo modo il ministero sta diminuendo gravemente la nostra attività di indagine e contrasto della criminalità ». «È un provvedimento insensato – incalza il segretario nazionale del sindacato, Oronzo Cosi – con il quale si finge di ignorare che a livello di investigazione e di intelligence si lavora in equipe e molto del lavoro viene svolto dagli agenti, non dagli ufficiali». «Con il guardonismo fiscale noi non c’entriamo nulla – conclude Coppi – e invece con questa direttiva hanno adottato un demansionamento collettivo degli agenti di polizia impedendoci di fatto da oggi di fare indagini». «Il ministero sta dicendo che le nostre forze di polizia sono inidonee e le sta mortificando con una sommaria presunzione di colpevolezza», dichiara a Libero Luigi Vitali, componente della commissione Giustizia della Camera, dopo essere stato nella passata legislatura sottosegretario di via Arenula. «Mi sarei aspettato – prosegue – una circolare che limitasse gli accessi dell’Agenzia delle entrate, visto che su 127 indagati, solo 10 sono militari della Finanza: presenterò subito una interrogazione parlamentare perché questa non è una misura degna di un Paese civile». «Da un lato il governo crea un gigantesco Grande Fratello per spiare tutti gli italiani – conclude l’esponente azzurro – dall’altro ne limita l’accesso per coloro che svolgono indagini di polizia: oltre che assurdo è anche estremamente grave». © Libero del 7 novembre 2006
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