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Parla Denise, la figlia di Lea Garofalo: «Temevo che papà uccidesse anche me»

Pubblicato su da Antonio

Guarda suo padre e lui tiene gli occhi fissi sulla strada: «Io ho capito che era stato lui a farla sparire, mia madre, ma non glielo ho detto: dovevo fare la sua stessa fine?». La madre è Lea Garofalo, la sua è una delle famiglie della 'ndrina del Crotonese, quella dei Trovato. Chi parla è Denise: oggi ha vent'anni, nella voce ha tutti i raschi che la vita le ha fatto sull'anima. Ieri ha lasciato la località protetta dove vive da testimone di giustizia, è entrata in Corte d'assise, si è seduta, un foulard viola in testa, dietro il paravento nella cella suo padre, i suoi zii, l'amico del padre a cui si era legata, un flirt da adolescente: le domande del pm sono durate quasi quattro ore, bisognava ricostruire presupposti e moventi di quello che sembra il primo caso di lupara bianca in Lombardia.

[caption id="attachment_7481" align="alignleft" width="400" caption="POCHE ORE PRIMA Lea Garofalo passeggiava con la figlia Denise "][/caption]

«Io stavo male», loro, il padre e gli zii «ridevano e scherzavano». Secondo la procura il corpo di Lea è stato sciolto nell'acido a fine novembre del 2009: il suo ex, Carlo Cosco, non le ha mai perdonato di averlo mollato dopo una condanna a nove anni per traffico di droga, Denise ne aveva neanche cinque. La donna è andata dai carabinieri e ha detto tutto ciò che sapeva, ha accusato di un omicidio Giuseppe Cosco, detto Smith, ha descritto il traffico di stupefacenti messo su da Floriano a Petilia Policastro, in Calabria.

La prima vittima del "tradimento" di Lea è proprio suo fratello: le indagini hanno ricostruito l'ascesa dei Cosco da gregari dei Garofalo ai vertici della 'ndrina, un giro di droga e usura nel Milanese.

Denise ha raccontato gli ultimi giorni accanto a sua madre, prima della sparizione: «Lui aveva veramente una rabbia e un rancore verso mia madre». Sì, «è mio padre comunque, che io lo voglia o meno». Con lui ha finto per un anno, il tempo delle indagini: «Se uno vuole il tuo male, o lasci che ti uccida o fingi di essergli amico», scandisce con la lucidità di chi ha «una sola grande speranza: questo processo» per dare giustizia a sua madre.

Il13 ottobre tornerà in aula per il controesame delle difese. Che annunciano battaglia: «Manca perfino la prova che sia morta», dice Fabio Massimo Guaitoli, uno degli avvocati.

© Libero del 21 settembre 2011

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