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I clandestini si ribellano. Evasi 32 egiziani dal Cpt

Pubblicato su da Antonio

BARI Ci avevano già provato in sette venerdì scorso. Senza esito. Erano le prove generali del piano di fuga studiato da un centinaio di egiziani ospiti del Centro di permanenza temporanea di Bari. Piano realizzato nella notte tra domenica e lunedì scorsi e parzialmente riuscito: in 32 sono riusciti a far perdere le proprie tracce dopo aver scavalcato la recinzione della struttura, recentemente realizzata nel quartiere San Paolo, alla periferia del capoluogo pugliese. Di questi, in tre sono tornati indietro già durante la nottata. Altri quattro, che si erano feriti scavalcando il muro di cinta, sono stati arrestati con l’accusa di lesioni, violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Quindici gli uomini delle forze dell’ordine, coinvolti nei tafferugli, che sono dovuti ricorrere alle cure dei sanitari per contusioni giudicate guaribili non oltre le due settimane. L’evasione era stata studiata a tavolino. Intorno alle 21, un gruppo di immigrati ha inscenato una megarissa durante la quale sono state rotte le telecamere di sorveglianza in uno dei moduli nei quali è suddiviso il Cpt. La ventina di agenti in servizio di vigilanza è intervenuta per dividere i litiganti. Di questa ‘distrazione’ ha approfittato l’altro gruppo di egiziani che ha prima superato la cancellata, poi attraversando una stradina ha scavalcato il muro, dileguandosi nelle campagne. Le ricerche della Squadra mobile della polizia si stanno concentrando soprattutto nelle stazioni ferroviarie baresi: il pericolo è che prendano i treni diretti in altre regioni. Il gruppo di clandestini proveniva dal Centro di Lampedusa: a tutti la scorsa settimana era stato notificato il decreto di espulsione. Motivo per il quale hanno tentato la fuga, ipotizzano senza grandi margini di dubbio gli investigatori. «Il sovraffollamento della struttura è un dato non veritiero – spiega a Libero Giuseppe Nuovo, vicequestore aggiunto di Bari – In quel Cpt possono essere ospitati fino a 196 immigrati e il numero degli ospiti fino a domenica non superava i 150». La verità è che tra l’Italia e l’Egitto esiste da tempo un accordo bilaterale di collaborazione «che rende di fatto ineluttabile i provvedimenti di espulsione – prosegue il dirigente dell’ufficio Immigrazione della questura – ed è per questo che sono proprio i cittadini di quel Paese a essere a maggiore rischio di fuga». Laddove non esistono intese con il Governo italiano, non è difficile che le lungaggini burocratiche delle ambasciate degli Stati di provenienza o la scarsa collaborazione che queste danno alle forze dell’ordine facciano sì che i tempi previsti dalla legge per il trattenimento nei Centri di permanenza scadano: a quel punto gli ospiti vengono lasciati uscire con l’ordine, che puntualmente disattenderanno, di abbandonare l’Italia. Quello di Bari è uno dei quattordici Cpt presenti sul nostro territorio. È entrato in funzione nella primavera dello scorso anno tra polemiche accese, manifestazioni di piazza e blocchi stradali cui parteciparono anche esponenti di partiti politici della sinistra, di organizzazioni sindacali e no global. «Il Governo italiano, unico in Europa, ha di fatto abolito la qualifica di clandestino», sostiene il senatore pugliese Alfredo Mantovano (An)». Per Luca Volontè (Udc), «il presidente del Consiglio dovrebbe avere il pudore di cambiare la denominazione dell’incarico in ministero per l’Invasione araba». Secondo il leghista Ettore Pirovano, dovrebbero essere proprio Amato e il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, a pagare i danni provocati dalla violenza degli extracomunitari fuggiti». «La legge va profondamente rivisitata – chiede la segreteria provinciale barese del Siap, sindacato di polizia – Agli agenti aggrediti con spranghe di ferro e estintori la solidarietà della politica non basta più».

© Libero del 31 luglio 2007

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