Overblog Tutti i blog Blog migliori Marketing e social media
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Se chi bara è proprio l'università

Pubblicato su da Antonio

E ora siamo a posto. È intervenuto (di nuovo) Michele Emiliano, sindaco di Bari, una delle città d’Italia assurte al ruolo di capoluogo dell'imbroglio accademico, per chiedere la fucilazione di chi ha «barato» negli esami di accesso ai corsi di laurea a numero chiuso. E – com’è ormai prassi – ha annunciato la costituzione di parte civile del Comune: «offeso» dall’infamia nazionale che marchia (di nuovo) Bari e il suo ateneo. A imbracciare il fucile – sostiene l’ex pm – dovrà essere il ministro Fabio Mussi, a seguito di conforme richiesta del rettore. Si sentono già gli echi della folla inviperita che urla ai truffatori. Facciamo un passo indietro ché ci sono non pochi punti in cui lo “Stato” ha deciso di abdicare a se stesso. A volte in nome del populismo di comodo, altre sacrificandosi sull’altare della ideologia di comodo. Atto primo. La Procura di Bari manda la Guardia di finanza in aula con gli aspiranti studenti della facoltà di Medicina: qualcuno ha fatto sapere che ci sarà di che divertirsi. La promessa è debito, e il divertimento arriva. Alcune decine di giovinastri vengono sgamati col cellulare nel sacco. Il rettore concede una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno nella quale dice più o meno che i furbi comunque la faranno franca, non si potrà garantire che non sarà così per alcuni di loro. Una dichiarazione che sì, inquieta perché suona come una resa, ma siccome il professore ha appena detto che «per la prima volta quest’anno» sono state «studiate misure per garantire legalità e trasparenza», con la scelta di stanze senza finestre, serrature cambiate e via elencando, beh, resa in fondo non appariva del tutto. Non è come mettere il lucchetto al tesoro del santo patrono il giorno dopo il furto: uno mette i lucchetti («esame blindato, come ci è stato riconosciuto dal ministero e dalla Procura», dirà ancora Petrocelli) eppoi arriva Lupin. Amen. A questa dichiarazione ne segue però una di segno radicalmente opposto il giorno dopo. Il giorno dopo le proteste degli studenti di sinistra targati Udu. Petrocelli-secondo-atto è il rettore che dice alla Procura: datemi i nomi degli infami perché voglio vederli al muro. Glissiamo per un attimo sul ”muro”. La Procura, tempo 48 ore, gli dà l’elenco (provvisorio e incompleto) dei signori aspiranti su cui si sta procedendo a accertare fatti e responsabilità. Uno si immagina: ora il capo dell’amministrazione universitaria barese prende quei 24 arraffoni e li sbatte al muro. E invece. Petrocelli-atto-terzo: l’elenco viene «chiuso in cassaforte» (hai visto mai qualcuno rubi il tesoro della corona) e la prova viene annullata in toto e per tutti. Cioè: io chiedo il nome dei colpevoli e poi fucilo tutto il paese. Manco le Ss, insomma. La giustificazione in due paginette e mezzo di decreto il cui senso è: il momento in cui entra uno spiffero, non posso garantire l’immunità dal raffreddore per ciascuno dei presenti nelle aule, per cui ricovero tutti. La metafora non è oscura, no? È come chiudere tutti i supermercati perché non si può garantire gli avventori e i cassieri contro le rapine. È come decretare il coprifuoco perché ci sono i maniaci che stuprano. Insomma vale quanto dire: lo Stato non è capace di fare ciò che si arroga di fare, cioè la disciplina del vivere civile, e quindi spara ad alzo zero sul popolo bue. Quale potrà essere il risultato è stato paventato da più parti: l’onesto studente che ha superato il test la prima volta, potrebbe per mille motivi non superarlo la seconda. Il baro della prima prova, cui non potrà essere vietato in questa fase neppure dalla Procura di partecpare alla seconda edizione del test, figuriamoci dal ministro (checché ne dica Emiliano), potrebbe avere una botta di c… e superare solo soletto la seconda. E comunque, se il rettore non è riuscito la prima volta a assicurare la impermeabilità della macchina concorsuale, come potrà garantirla stavolta? Con i militari? Le Ss sono state smantellate da un pezzo. Stanno per fioccare i ricorsi. I quali saranno redatti partendo dal parere dell’avvocatura dello Stato che da subito ha detto al ministro: la giurisprudenza è pressoché unanime nel ritenere che i “colpevoli” vadano esclusi, gli altri salvati. Il furore ideologico però si fa beffa delle regole almeno quanto se ne son fatti coloro che (sarà dimostrato) hanno bluffato. Va in scena lo Stato che contingenta le ambizioni prima, eppoi frustra il sentimento di lealtà che il cittadino prova a nutrire nei suoi confronti. Già, perché potrà sembrare provocatorio (e forse lo è), ma viene da chiedersi: il momento in cui lo Stato non garantisce gli onesti, perché dovrei essere probo? Il momento in cui io pago lo stesso prezzo che paga chi ha barato, tanto vale (provare a) barare e magari mi dice buono. In un Paese liberale, l’Istituzione mette le mani sui miei diritti (universali e irrinunciabili, non «concessi» dallo Stato) e ci sta. Dopodiché farebbe bene a applicare le norme che pone, egli stesso per primo. E comunque a garantire il rispetto delle leggi e a punire il colpevole della infrazione dopo averne provata la condotta illegittima. Salvando me. L’onda emotivo-ideoologica ha travolto pure il buon senso, pare. L’argine – c’è da augurarsi – saranno le sentenze dei tribunali amministrativi. Oppure sarà l’ennesima volta che lo “Stato” dovrà farsi scorno dell’ingratitudine con cui tratta il suddito fedele. P.S. Dicevamo del “muro”. L’ex giudice Colaianni, oggi docente universitario, su Repubblica Bari di domenica ha spiegato con quali semplici espedienti tecnici si poteva mettere una pezza dignitosa al buco dei test truccati. Aggiungiamo noi: ove mai l’università avesse voluto punire sul serio i “bari” avrebbe potuto aspettarli al cancello di ingresso di piazza Umberto: se oggi non ha potere di escluderli dal secondo round del gioco, una volta iscritti (con riserva) e dimostrata la loro responsabilità, in virtù dell’ordinamento universitario avrebbe avuto facoltà di espellerli da tutti gli atenei italiani fino a un massimo di tre anni. Questa sì che sarebbe stata la prova di uno Stato giusto e efficiente. Che non fa pagare ad altri ciò che esso stesso non riesce a garantire e si assume la responsabilità che gli spetta. E soprattutto che non si beffa del diritto più di quanto pretenda di fare il giovin baro.

© Puglia d’oggi del 26 settembre 2007

Commenta il post