Cattolici e voto al Pdl
I sondaggi confermano: è il Popolo delle libertà il preferito. E anche Cl...
«Nessun partito è legittimato a presentarsi come “il partito dei cattoliciâ€. Chi lo fa sa di barare». Padre Bartolomeo Sorge su Aggiornamenti sociali, il mensile gesuita di cui è direttore dal 1976, affronta il tema del voto che per i cattolici è «un dovere morale». «Il loro pluralismo politico – spiega il politologo – è ormai un dato acquisito non solo in via di fatto ma anche in via di principio alla luce degli insegnamento del Concilio Vaticano II». Ai cattolici dice di fare «attenzione alla filosofia politica» che sta alla base dei programmi elettorali che paiono a volte simili e soprattutto di guardare «all'affidabilità dei leader» visto che l'attuale «infausta» legge elettorale ha annullato le preferenze. «Per meritare il ‘voto cattolico’ - sottolinea il gesuita - non basta la difesa dell'uno o dell'altro valore “non negoziabileâ€, magari intestandogli una lista; occorre che siano garantiti tutti gli altri diritti e doveri che costruiscono la sostanza della vita democratica». Padre Sorge non nomina la lista di Ferrara contro l'aborto, che viene subito in mente a questa precisazione, ma parla invece di tutti gli altri partiti principali, soffermandosi in particolare su quelli di centro. Per dire che l’Udc ha solo l’etichette del partito di ispirazione cristiana e la stessa Rosa Bianca, dopo un inizio che Sorge considerava promettente, poi si è appiattita su Casini.
La scelta per esclusione Non restano che Pd e Pdl. Ma il Pd – sempre secondo il padre gesuita – ha sbagliato quando ha deciso di imbarcare anche i radicali. Non rimane che il Pdl? Sorge non lo dice, ma per sottrazione non sembra rimanga altro. Sarà per questo ragionamento per esclusione o per convinzione, ma la preferenza ‘cattolica’ per il Pdl è stata confermata nei giorni scorsi anche da un sondaggio Demos per «Repubblica», secondo il quale «la coalizione guidata da Silvio Berlusconi raccoglie il 45,2% delle preferenze dei cattolici, mentre Pd e Italia dei valori rimangono fermi al 38,5%». Perfino «la Sinistra Arcobaleno supera di misura l'Udc, 6,2% e 6%». Il che la dice lunga sulla credibilità del partito di Pier Ferdinando Casini. Il distacco della coalizione di Walter Veltroni aumenta: sale a nove punti fra i praticanti saltuari e sfiora i venti fra gli assidui. Se però si guarda in che misura i cattolici ritengono che un partito rispecchi i valori i cattolici, il distacco si riduce: il Pdl è vicino ai valori della Chiesa per il 40% degli intervistati, mentre il Pd lo è il per il 37%. In cima alla classifica, naturalmente, l'Udc, con il 47%. Tra gli altri dati significativi, crescono i contrari all'eutanasia, dal 40% del 2005 al 45% odierno, e alle coppie di fatto, dal 30% del 2005 al 45%, segno che il dibattito all'interno della società continua a diventare sempre più polarizzato, mentre rimane stabile, con anzi una leggera ripresa, la fiducia degli italiani della Chiesa, pari al 55% rispetto al 77% degli anni di papa Wojtyla.
Il cruccio nel loft che toglie il sonno Che nel loft del Partito democratico quello del voto cattolico sia un cruccio di quelli che tolgono il sonno è stato reso evidente anche dal caso Zapatero. Alcune indiscrezioni dei giorni scorsi, dopo la vittoria del leader spagnolo, avevano reso noto di un «contatto concreto, che va solo formalizzato», perché Josè Luis Zapatero venga in Italia per l'ultimo miglio di campagna elettorale del Pd. Contestualmente però, da piazza Sant'Anastasia è arrivata anche il dissenso dei cattolici del partito di Veltroni. L’arrivo del premier spagnolo si era ipotizzato per una data intorno 10 aprile, prima dell’insediamento del nuovo parlamento iberico. E ci sarebbe stata già anche la disponibilità dello stesso Zapatero. Lo scopo, nelle intenzioni degli strateghi veltroniani, era quello di inquadrare la visita in un contesto che registra le affermazioni dei socialisti anche in Francia e sotto l’insegna della consolidata amicizia, politica e non solo, dello stesso Zapatero con Veltroni e D'Alema. Se non che nel partito c'è stato subito chi ha provveduto a invitare alla cautela: «Gli elettori, in special modo quelli cattolici, potrebbero equivocare». Equivocare o avere la conferma? Si vedrà .
Le posizioni ufficiali Intanto il mondo cattolico per così dire istituzionale prende posizione. E se per la Conferenza episcopale italiana conta l’attenzione che i partiti rivelano nei confronti dei valori, vita e famiglia innanzitutto, un documento di Comunione e liberazione – considerata in qualche maniera depositaria di una certa ortodossia cattolica – esce un po’ più allo scoperto. Senza tuttavia invitare a un voto specifico. Nel volantino del movimento cattolico si legge: «Ogni volta che siamo chiamati alle urnesiamo provocati, come cristiani, a rendere ragione della nostra fede», perciò «le elezioni rappresentano per noi un'occasione educativa unica per verificare a che cosa teniamo veramente e per smascherare la possibile ambiguità che sta alla radice di ogni nostra azione». Pur chiarendo che «alla politica non chiediamo la salvezza», perché «non è da essa che ce l'aspettiamo», Comunione e Liberazione spiega che «la tradizione della Chiesa ha sempre indicato due criteri ideali per giudicare ogni autorità civilè: la «libertas Ecclesiae», perché «un potere che rispetta la libertà di un fenomeno sui generis come la Chiesa è per ciò stesso tollerante verso ogni altra autentica aggregazione umanà e il bene comuneâ€Â». «Per queste ragioni - si legge ancora nel documento - noi accordiamo la nostra preferenza a chi promuove una politica e un assetto dello Stato che favoriscano quella “liberta†e quel “beneâ€, e che possano perciò sostenere la speranza del futuro, difendendo la vita, la famiglia, la libertà di educare e di realizzare opere che incarnino il desiderio dell'uomo». E visto che «il momento storico esige di non disperdere il voto», Cl invita «a guardare ad alcuni amici che hanno già dimostrato di perseguire una politica al servizio del bene comune, della sussidiarietà e della libertas Ecclesiae». La mente va a Roberto Formigoni, l’esponente più “tipico†del ciellino impegnato in politica. O alla candidatura di Roberto Vignali, presidente della Compagnia delle opere, il cosiddetto braccio economico del movimento fondato da monsignor Luigi Giussani, nelle file del Popolo delle libertà . Più evidente di così.
© Puglia d’oggi del 25 marzo 2008
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