Pdl, voto utile al sud
Il programma di Veltroni trascura il Mezzogiorno, a parte qualche bella frase. Quello dell’Udc, che pure è preciso e dettagliato, al Sud dedica solo 7 righe
Se si può parlare argomentando carte alla mano è sempre meglio, no? È per questo che abbiamo deciso di dare un’occhiata ai programmi dei tre principali competitori al Governo del Paese: Pdl, Pd e Udc. Abbiamo escluso la Sinistra arcobaleno per manifesta incompatibilità . E li abbiamo confrontati nello specifico delle proposte per il Mezzogiorno. Il risultato, anche quantitativo oltre che qualitativo, delle idee messe in campo dai tre schieramenti non lascia spazio a dubbi. Anticipiamo come va a finire l’articolo così i pigri sono accontentati: vince in maniera schiacciante il Popolo delle libertà ; segue il Pd, fumoso e approssimativo in questo punto del programma come in tutte le altre «dodici azioni di governo»; fanalino di coda l’Unione di centro di Pier Ferdinando Casini, per cui il Mezzogiorno praticamente non esiste. Cominciamo l’analisi partendo dal programma elettorale di Walter Veltroni. Già nella prima «azione» c’è subito una citazione per il Sud, il che promette bene: il candidato democratico parla delle potenzialità del Paese per uno «sviluppo di qualità » e mentre al Nord attribuisce quelle «dell’eccellenza produttiva», al Meridione riconosce il suo essere «naturale piattaforma logistica nel Mediterraneo». «Senza progetto – spiega Veltroni – queste potenzialità sono destinate a rimanere tali». Da qui, lungo tutte le 38 pagine del programma ti aspetteresti di vederlo, questo «progetto» volto allo sviluppo delle potenzialità . Ma mentre per il Settentrione, e quindi per il mondo produttivo in generale, alcune proposte concrete ci sono, per far fruttare il “meritoâ€meridionale di stare in mezzo all’acqua del Mare nostrum bisogna affidarsi a Maga Maghella: il Partito democratico non dice ‘ba’. Leggi che ti rileggo, a pagina 33 arriva l’«azione numero 11 “Sud e Mediterraneoâ€Â». E giù una frase a effetto: «Dove sta bene un cittadino sta bene un’impresa». Mmh... Poi le proposte: «riduzione degli incentivi finanziari a vantaggio degli investimenti sul capitale sociale», e più nello specifico «dare rilevanza strategica agli obiettivi di servizio». Che cosa? Qui non serve la maga, ma qualcuno esperto di oracoli. Si tratta – si intuisce più in là – di «finanziare attraverso premialità » chi realizza migliori servizi nel «campo dell’acqua, dell’istruzione, della cura dell’infanzia». Non si capisce chi sono i destinatari di queste misure, se i privati o gli enti locali, e non si capisce se ci saranno bandi o leggi che stabiliranno gli obiettivi. Le uniche due cose “vere†vengono dopo: l’obiettivo del Pd è «portare entro il 2013 la rete di infrastrutture e servizi» del Sud a «dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord» e investire il 50% delle risorse comunitarie per infrastrutture della mobilità . Infine, un «ruolo di coordinamento centrale dello Stato» per evitare che le Regioni del Sud Italia perdano i fondi Ue per incapacità a spenderli. (Su questo c’è da fare qualche affidamento: quando si tratta di spendere sono maestri, di là ). Seconda parentesi: l’azione 10 è quella più succinta di tutte le 12 che compongono il programma. Veniamo al Pdl. Elenchiamo senza commenti: piano decennale straordinario concordato con le Regioni per il potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture: porti, reti stradali e autostradali, alta capacità ferroviaria, Ponte sullo stretto, in modo da formare un sistema logistico integrato; creazione di zone e porti franchi; “Leggi Obiettivoâ€speciali concentrate su turismo e beni culturali, agroalimentaree risorse idriche, infrastrutture e logistica, poli di eccellenza per la ricerca e l’innovazione; realizzazione di un piano strategico di riconversione dell’industria chimica pesante (impianti petrolchimici e centrali termoelettriche) ispirato alle nuove tecnologie; pieno e tempestivo utilizzo dei fondi comunitari attraverso nuove intese istituzionali di programma; realizzazione della Banca del Sud secondo il progetto del Governo Berlusconi; federalismo fiscale solidale e misure di fiscalità di sviluppo (fiscalità compensativa) a favore delle aree svantaggiate; contrasto alla criminalità organizzata; piano di emergenza per la sicurezza e la legalità . Serve aggiungere altro a commento della maggiore lucidità e della più propria conoscenza dei bisogni del Mezzogiorno? Infine l’Udc. Bisogna riconoscere che quanto a precisione e dettagli delle proposte di governo, le 28 pagine del programma di Casini fanno concorrenza alla schematicità e alla precisione di quello di Silvio Berlusconi. Finché non si cerca il Mezzogiorno, e arriva la sorpresa. Pagina 10: «Il Mezzogiorno non ha bisogno di ricette diverse da quelle del resto del Paese», se non per «un’attenzione particolare all’accesso al credito», «incentivi», «infrastrutture», «poli tecnologici di ricerca». Punto e fine: sette-righe-sette. Questo è tutto. A cosa serva votare Udc lo sa solo Casini. Al Sud certamente non serve.
© Puglia d’oggi del 21 marzo 2008
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