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Castronerie e chiacchiere da bar

Pubblicato su da Antonio

Più un tema è avvertito come urgente, più cresce l’interesse della gente intorno a una questione e più il dibattito nel nostro Paese assume il contorno e il contenuto tipico della chiacchiera da bar. In cui davanti a una tazzina di caffè e mentre si sfogliano le pagine del quotiano disponibile sul bancone, ispirandosi rigorosamente soltanto ai titoli ci si produce nella propria teoria: ognuno ha la propria risposta, la propria soluzione fai-da-te, in un bricollage simpatico e variegato di castronerie e approssimazioni. Avviene per il calcio, sport nazionale, e ultimamente a Bari per il teatro Petruzzelli. È divertente. Finché. Finché a stare come davanti a una tazzina di caffè sono però autorevoli esponenti politici, novelli giuristi improvvisati, acuti amministratori buoni neppure per il condominio nel quale abitano. Ne ha fatto un esempio il deputato pdl Simeone di Cagno Abbrescia, candidato sindaco alle prossime elezioni del 2009. Ha portato in conferenza stampa un ritaglio di giornale del 3 settembre scorso: l’assessore regionale Silvia Godelli, non una sprovveduta qualsiasi, la quale dichiarava di vedere «ombre non dissipate sul futuro della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e teatri di Bari» e chiedeva una legge che desse presto garanzie in tal senso. Non solo. Diceva al ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, di muoversi. Non sono passati due mesi da quel giorno e oggi il centrosinistra rifiuta di considerare che la richiesta di Godelli fosse di buon senso, prim’ancora che necessaria e urgente. È tutta una chiacchiera da bar. Con il novello deputato pd, Francesco Boccia, che da qualche giorno si affanna a farci sapere sui quotidiani che è lui il padre della norma sull’esproprio contenuta nella Finanziaria 2007 del Governo Prodi, e la madre sarebbe Salvo Nastasi, oggi capo di gabinetto al ministero. Ovviamente ritiene che sia quella la strada da ri-percorrere. I fondi della ricostruzione sono pubblici, ergo il teatro è pubblico. Un sillogismo da far impallidire Aristotele. Vada a vedere, Boccia, che cosa prevede il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, il “Codice dei beni culturali e del paesaggio”. Né più né meno di ciò che prevedevano le leggi analoghe precedenti in materia di beni di interesse storico-artistito: il “pubblico” interviene con propri fondi per restaurare o ristrutturare beni privati purché sia assicurata la fruizione pubblica. Succede per la cattedrale di Noto come per quella di san Francesco ad Assisi. Se vuole, al professor Boccia, una copia della legge gliela portiamo noi. Naturalmente ci incontriamo al bar. Caffè pagato.

© Puglia d’oggi del 4 novembre 2008

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