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Che cosa c'entrano i 16 morti con il cappuccino?

Pubblicato su da Antonio

Abbiamo un viziaccio in questo Paese: più una cosa è interessante e grave, e più la trattiamo come fossimo al bar, cornetto cappuccino e chiacchiere in libertà. Ieri al Tribunale di Palermo si è celebrata un'udienza del processo per la tragedia dell'Atr 72 Tuninter ammarato al largo di Capo Gallo il 6 agosto 2005. Il Pm, Marzia Sabella, ha parlato ininterrottamente per 5 ore nella sua requisitoria contro i nove imputati a vario titolo per disastro, omicidio plurimo e lesioni gravissime.

L'inviato di una emittente locale in diretta da Palermo ha riferito che l'incidente È avvenuto per un problema all'indicatore del livello di carburante: «Non si sa come, non si sa perché, non si sa chi – ha sostenuto – ha installato il pezzo sbagliato».

Non è così.

Si sa bene come, chi e perché, e farlo sapere a tutti può contribuire a evitare altre stragi come questa in cui hanno perso la vita in 16. Si sa che i periti della Procura hanno accertato «anomalie nella manutenzione, indice di una leggerezza dei tecnici»; si sa che gli standard qualitativi della compagnia erano «inadeguati» e che vi erano «difetti manutentivi macroscopici»; si sa che perfino le scatole nere erano «obsolete»; si sa che il personale di bordo (eccetto lo steward che È morto per salvare alcuni passeggeri) era male addestrato. E si sa soprattutto che la Tuniter ha ripreso a volare già da due anni, cambiando nome: ora si chiama Sevenair. Quello che non si sa è che cosa c'entrino le chiacchiere da bar con i 16 morti.

© E Polis Bari del 1. novembre 2008

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