Il divieto di fumo brucia 5mila miliardi
Il bilancio statale anno 2005 era un pallone gonfiato. Col fumo delle sigarette degli italiani viziosi. Italiani che, col divieto di fumo nei locali pubblici in vigore dall'inizio dell'anno, a quel vizio hanno concretamente pensato di rinunciare. Chi pi?, chi meno. Cos?, tolto il fumo, le casse dello Stato si sono come afflosciate. E a fine anno non rester? che calcolare la dimensione del buco. Abbozziamo qualche calcolo, agile: riassumibile in poche righe. La vendita delle sigarette ? in calo da anni. E da dodici mesi sono in caduta libera. Malgrado questo, il gettito fiscale passa anno dopo anno di record in record: la somma di Iva e accise sul consumo dei ?tabacchi lavorati? nel 2004 ha toccato il suo picco crescendo di 750 milioni di euro rispetto all'anno prima. Cos? i tecnici del ministero dell'Economia azzardano una previsione, e immaginano che nel 2005 il gettito crescer? ancora, di almeno 620 milioni. Per cui, mettono in Finanziaria la previsione di un aumento di gettito pari a 500 milioni, tenendosi stretti. E, certamente, mentre l?hanno fatto hanno incrociato le dita. Perch? quest'anno, subito dopo la Befana, ? entrato in vigore l'articolo 51 della legge numero 3 del 2003, sulla ?tutela della salute dei non fumatori?. Pi? prosaicamente, il divieto di fumo nei locali pubblici, fortemente voluto dall'ex ministro Sirchia. E non era difficile prevedere una ulteriore contrazione delle vendite di sigarette. Del resto questa era la speranza: che la gente smettesse di fumare, o che almeno fumasse meno. E mai speranza ? stata meglio riposta. La fonte ? il ministero della Salute: nei primi quattro mesi di applicazione della legge, si sono venduti 138 milioni di pacchetti di bionde, cio? 9 pacchetti in meno su cento. Il dato aggiornato a oggi secondo Assotabaccai di Confersercenti ? ancora pi? drammatico: meno 18%. Diversamente articolato lungo lo Stivale, il dato medio delle vendite dei loro associati comunque parla chiaro: la perdita secca di migliaia di euro, fino a 3-400 euro al mese. Sono ?preoccupati?, i tabaccai. Tanto che gi? da mesi chiedono una ?elevazione dell?agio sui tabacchi dall'attuale 10% al 12?, che almeno in parte compensi il mancato incasso. Siamo con loro. Ma anche se per un tabaccaio potr? sembrare offensivo, facendo due conti la sua perdita ? perfino quella meno rilevante in tutta questa vicenda. Risucchiato il fumo, e messa sotto vuoto la Finanziaria, infatti, nei forzieri di Siniscalco a fine anno arriveranno milioni di euro in meno. Ricapitolando. Lo scorso anno arrivarono 11 miliardi e 200 milioni di euro. Quest'anno se ne aspettavano 11,7. Mancheranno all'appello centesimo pi?, centesimo meno, 2 miliardi e mezzo. Pari a 4.900 miliardi di amate, fruste lire. Con tanti saluti a tagli delle tasse e altri ?benefici?. I cinquecento milioni di euro che fantasiosamente erano previsti come maggiore introito che doveva venire all'erario dal vizio cancerogeno degli italiani erano destinati proprio al finanziamento degli sgravi fiscali. Come dire che lo Stato non avrebbe lucrato a discapito della salute dei sudditi, ma anzi avrebbe alleggerito il carico fiscale e alleviato la sindrome da dichiarazione dei redditi incombente. E invece. Ora in qualche modo - immaginiamo - si dovr? trovare una maniera, magari creativa, per colmare la voragine. Secondo l?allarme lanciato gi? nelle scorse settimane da Ref, Ricerche economiche e finanziarie, ?il gettito fiscale ? sostanzialmente stagnante?. Si potr? ritoccare ancora al rialzo il prezzo di un pacchetto, come gi? ? stato fatto nei giorni scorsi. Ma un altro aumento deprimerebbe ulteriormente le vendite e l?obiettivo quadratura del bilancio sarebbe mancato comunque.
[da Libero]
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