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Scontro Boccia-Vendola, l'amarezza di Latorre

Pubblicato su da Antonio

C'è chi come il deputato barese Dario Ginefra ha deciso di seguire la linea del partito e siede accanto a Francesco Boccia nelle manifestazioni pubbliche, pur essendo stato un vendoliano di ferro nelle settimane che hanno preceduto la decisione delle primarie, e chi come il suo collega Gero Grassi scrive oggi in una nota che non parteciperà ad alcuna manifestazione, né del Pd né di Nichi Vendola, malgrado sia «amico» di quest'ultimo e lo voterà. C'è chi come le deputate Cinzia Capano e Giusy Servodio rivendicano orgogliosamente la libertà «statutaria» di scegliere, votare e far votare il governatore uscente incuranti degli "avvertimenti" più o meno espliciti che in queste ore stanno venendo da Massimo D'Alema e Nicola Latorre.

«Lo statuto del Pd – spiegano le due "democrat" – affida alle primarie l'individuazione del candidato del partito», per cui «chi vincerà sarà "il candidato": un vincolo di voto svuoterebbe il senso logico e il significato politico di questo metodo». Anche Grassi ne fa una questione di «metodologia che il Pd pugliese ha inteso attuare nell'ultimo periodo: si è giunti alla decisione delle primarie con grandissimo ritardo, provocando un logorio interno che poteva essere evitato» così come si poteva evitare che «la scelta effettuata da pochi fosse imposta a tutti».

Nicola Latorre non ha voglia di «parlare di regionali, oggi», ma non può fare a meno di sottolineare che c'è «un sentimento di amarezza: ci si può anche dividere – dichiara al VELINO – perché è giusto avere opinioni diverse e discuterne anche in modo forte, ma una volta che si è presa una decisione, tormentata finché si vuole, sostenere il candidato di un altro partito anziché il proprio non è una bella notizia». Lunedì scorso, in una intervista a «La Stampa», il luogotenente dalemiano in Puglia aveva lasciato intendere che ci sarebbero conseguenze nei confronti di chi non si atterrà alla linea del partito, ma oggi smorza i toni: «Non volevo alludere a provvedimenti di alcun tipo, la mia voleva essere soltanto una durissima critica politica». Dire che non è vero che l'assemblea regionale del Pd abbia deciso all'unanimità perché un gruppo è uscito dall'aula durante il voto «è una esercitazione da azzeccagarbugli – chiosa – il mio sarà un modo anche all'antica di concepire l'idea di un partito, ma ritengo che la politica sia un'altra cosa».

Secondo Grassi, originario di Terlizzi come Vendola, c'è in gioco «un esercizio di libertà», per cui non può essere accettabile – spiega al VELINO – né la militarizzazione delle primarie né il modo in cui è stato scelto il candidato del Pd». «Qualcuno non capisce – aggiunge – che le primarie non sono un mezzo per confermare la scelta di Boccia o di Vendola, ma per chiedere ai cittadini di scegliere chi è il candidato: dividere il partito tra chi vota Boccia e chi vota Vendola è un regalo tardivo che noi facciamo a Nichi». E c'è di più: «È inaccettabile che le sedi di partito siano state trasformate in comitati elettorali per Boccia, o che ci siano alcuni segretari che si lamentano perché non vogliono votare Boccia e subiscono pressioni per questo, o ci siano alcuni sindaci che temono per la stabilità delle proprie amministrazioni: ci sono molti amministratori del Pd che in queste ore chiedono di essere lasciati in pace per votare come vogliono».

Le manifestazioni del Partito democratico di questi giorni, a sostegno di Boccia, riempiono le sale, ma i mugugni degli iscritti non mancano neppure tra chi vi partecipa: la sensazione è che Vendola abbia maggiore presa e quindi maggiori chance: «La partita è aperta – sostiene Grassi – ed è una partita difficile perché il Pd non è un partito secondario. Se votasse soltanto il "popolo", vincerebbe Vendola certamente; se voterà in maggioranza l'elettorato schierato vince Boccia».

© il Velino

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