Brigate Mezzogiorno contro Berlusconi, Capezzone, D'Alema, Vendola
Un volantino contenente minacce di morte al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alcuni esponenti del Popolo della libertà tra i quali il portavoce, Daniele Capezzone, e numerosi esponenti del centrosinistra tra cui l'ex premier Massimo D'Alema, e il governatore della Puglia, Nichi Vendola, è stato fatto trovare stamattina in un cassonetto dei rifiuti davanti alla scuola media Quinto Ennio, in pieno centro a Lecce. La firma è delle "Brigate del Mezzogiorno per la libertà d'Italia", la stessa sigla riportata sugli altri volantini ritrovati nelle ultime tre settimane nel Salento, mentre sulla prima pagina campeggia, quasi fosse un logo, una Italia divisa in due con il disegno delle regioni del Sud.
Alle ore 12.50 una telefonata alla redazione leccese di Telenorba ha consentito ai carabinieri e alla polizia, avvertiti dai giornalisti dell'emittente televisiva, di recuperare i sei fogli di carta scritti a mano e ripiegati in quattro. "Se il Governo non andrà a casa entro la fine di giugno – si legge nel volantino – agiremo di conseguenza con i nostri addestratori scelti e senza far male agli uomini delle scorte e delle forze dell'ordine, che fanno il loro dovere e perdono la vita per difendere la vita dei politici mafiosi. Non colpiremo i magistrati". Le sedicenti Brigate del Mezzogiorno precisano inoltre di non essere "le Brigate Rosse", definite "sanguinarie" e "politicizzate". Nel primo foglio è riportato il riepilogo dei precedenti volantini fatti recapitare finora: il primo, ritrovato dalla Guardia di Finanza, conteneva minacce al ministro Raffaele Fitto e a suo zio, Antonio Fitto, sindaco di Maglie (Lecce); i successivi sono stati recapitati al "Nuovo Quotidiano di Puglia" e alla emittente televisiva "Canale 8". Secondo quanto scritto nel messaggio di oggi, altri due volantini sarebbero stati recapitati al quotidiano "Il Messaggero", ma – scrivono – "non sono stati mai pubblicati".
Il 31 marzo scorso un'altra lettera, firmata dai "Gruppi armati di liberazione", nella quale si minacciava un attentato contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, era stata spedita per posta alla sede di Bari dell'agenzia Ansa: una minaccia alla quale la Digos del capoluogo non ha ritenuto di dover dare "grossa credibilità".
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