Il procuratore di Bari all'Anm: basta con il correntismo
«È una scelta folle la riduzione degli stipendi ai magistrati, ma per noi oggi protestare ci fa sembrare quelli privilegiati, che lavorano poco, guadagnano tanto e rifiutano di dare il proprio contributo al Paese, e questo è un messaggio devastante e delegittimante». Il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, parla davanti alla platea di un convegno organizzato a Bari dalla corrente di Magistratura indipendente in vista delle elezioni per il rinnovo del Consiglio superiore della magistratura e se la prende con la »scarsa capacità» di comunicare l'essenza del problema. E cioè che tra le cause delle inefficienze della giustizia ci sono, è vero, anche le toghe, ma la causa principale è «un sistema che non funziona, una gestione che non si preoccupa delle risorse economiche che impiega». Ma se la prende anche con la propria "categoria", col correntismo, e spara: «L'Anm ha perso il contatto con le esigenze reali e non è più capace di rappresentare interessi degli associati: ci siamo preoccupando molto più di orientamenti politici o questioni governative, mentre c'è questione di credibilità da affrontare».
«Prima che sia il legislatore a riformare il Csm - afferma - dobbiamo essere noi magistrati a cambiare: il correntismo ha comportato un fenomeno preoccupante, il distacco dalle questioni reali». «Dover vedere - spiega Laudati - che la sezione disciplinare valuta i casi a seconda della corrente alla quale appartiene il magistrato anziché valutare i fatti è stato per me un rammarico indescrivibile». Non solo: il procuratore spara sul meccanismo delle nomine e dei trasferimenti. «Abbiamo percentuali di annullamento da parte del Tar e del Consiglio di Stato - sostiene - che sono impressionanti. Ma ancora di più è sconcertante leggere le motivazioni delle sentenze con cui vengono annullate le nomine: lette con gli occhi del Pm, quelle cose dovrebbero portare a iscrizioni a modello 45», cioè nel registro delle notizie di reato.
«Spesso - dice ancora Laudati - non è colpa dell'Anm o del Csm: è cambiato il ruolo del giudice e del Pm. C'è una tale frammentazione per cui esiste una cultura del nord e una del sud, una dei magistrati giovani e una dei magistrati anziani, una delle donne e una degli uomini, ma anche - ammette - una cultura del giudice e una cultura del Pm». «Abbiamo toccato il fondo e niente sarà come è stato finora - conclude - ma prima che il meccanismo sia cambiato dal legislatore, dobbiamo essere noi ad alzare la testa».
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