La giustizia nel Paese dei farlocchi
Scrive il corvo che il procuratore dorme in una delle (tante) stanze vuote della caserma della Finanza. E si sa che le caserme sono tra i più apprezzati Relais & Châteaux d'Italia. Scrive il corvo che a volte il procuratore mangia un primo e un secondo alla mensa ufficiali, specie nei giorni in cui c'è Gualtiero Marchesi ai fornelli. Non scrive, il corvo, che il capo della Procura di Bari ha preteso di pagarlo, l'alloggio, e pure tutto il resto. Così come non scrive, il corvo, che Antonio Laudati vive sotto scorta, essendo a capo della Direzione distrettuale antimafia e ex sostituto della Direzione nazionale antimafia, e fa un favore allo Stato dormendo in caserma: perché se vivesse in un condominio ci sarebbe da proteggere tutto il palazzo.
Il carico da novanta, il corvo lo mette però quando nella lettera inviata al Csm e al procuratore generale della Corte di appello scrive che – sempre nella reggia finanziera – il procuratore ha una copia di alcuni dei fascicolo più caldi del suo ufficio. Gli altri si portano il lavoro a casa e così fa anche lui, solo che casa sua è la caserma, ma al corvo sembra strano: Laudati fa «dossieraggio», accusa nella lettera. Peggio: Laudati usa i marescialli della sua segreteria per farsi dare una mano a studiare i fascicoli, quello schiavista.
Ecco. Questa è la lettera firmata con nomi inesistenti (quindi anonima) che è bastata al Csm per avviare un procedimento disciplinare contro Laudati, magistrato di lungo corso e dal curriculum ancora più lungo. Una lettera che fa ridere. O al massimo fa piangere (per come siamo ridotti male se abbiamo istituzioni dello Stato che danno retta a queste scemenze). Undici pagine di stupidaggini, carta straccia che diventa «atto di accusa» perché siamo il Paese dei farlocchi.
A voler essere precisi, questa è la fine della lettera, l'ultima delle undici pagine. Perché invece i primi dieci fogli riguardano un convegno sulla organizzazione della giustizia in Italia, indetto a Bari da un comitato scientifico che tiene dentro mezzo mondo, istituzioni, ordini professionali e università, partecipano i capi delle Procura di mezza Italia. Lo finanziano i tre enti territoriali principali di Bari, Regione, Provincia e Comune. Presiede il comitato il più titolato della compagnia, Antonio Laudati appunto, magistrato col pallino dell'organizzazione. Scrive il corvo che siccome la Regione è presieduta da Nichi Vendola e Nichi Vendola all'epoca dei fatti era indagato dalla Procura di Bari, allora Laudati si sarebbe fatto pagare il convegno in cambio dell'archiviazione. Cioè: il procuratore sarebbe così idiota che anziché farsi dare 100mila euro in banconote di piccolo taglio da spendere in vacanze esotiche, li fa dare a un comitato di trenta persone per organizzare un convegno sulla giustizia. Più che davanti alla commissione di disciplina, uno così andrebbe internato.
Naturalmente lo impari in terza media che che un conto è l'istituzione, altro è il politico che la presiede. Così come chiunque legge non gli atti processuali ma i giornali sa che il giorno del convegno la Procura (non Laudati) aveva già chiesto l'archiviazione per Vendola. Oltre che idiota, il procuratore sarebbe pure allocco: prima assolve e poi semmai si fa pagare (il convegno).
Questo è. Il procuratore di Bari dovrà difendersi davanti ai suoi colleghi del Consiglio superiore della magistratura. Gli verrebbe da ridergli in faccia, uno a uno. Invece deve fare come fosse una cosa seria. Poi dice che uno deve fidarsi della giustizia.
© Tiscali
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