«Maledetto gay». Venti coltellate al fratello
Ovunque, ma in Puglia no. Forse perché è la terra che ha eletto un gay dichiarato alla presidenza della Regione, ente che ha poi coprodotto il film di Ozpetek "Mine vaganti", in cui l'affare di famiglia da amministrare è proprio quello. "Partifriendly", il sito – nuovo per il nostro Paese – che ti dice dove andare se cerchi una vacanza senza discriminazioni, l'ha cofinanziato il governatore Vendola. È pugliese di origine il Povia di "Luca era gay", e era leccese Jo Stajano, uno dei primi transessuali dichiarati d'Italia, morto proprio la scorsa settimana. È di Foggia Luxuria, il deputato della passata legislatura Wladimiro Guadagno. E in questa legislatura è il collegio Puglia che ha eletto l'onorevole Anna Paola Concia, fresca di fiori d'arancio condivisi a Francoforte proprio ieri con la sua compagna Ricarda. Insomma ce n'è per immaginare che non qui possa succedere, nel 2011, che un ventenne infligga 19 coltellate al fratello maggiore per la sua omosessualità, «disonore della famiglia e del paese», perché «lo sanno tutti che sei ricchione…».
È accaduto mercoledì pomeriggio a Cerignola, nel Foggiano. Pasquale Intellicato ha aggredito il fratello Antonio lasciandolo riverso in una pozza di sangue al termine di una lite nell'abitazione di famiglia, nel popoloso rione dell'Addolorata. I parenti che erano in casa hanno provato a dividerli, ma senza riuscirci: è stato un attimo – hanno raccontato la madre e il terzo fratello – il tempo di uno scatto d'ira, un guizzo verso il cassetto delle posate, uno o forse addirittura due coltelli da cucina e un torace da bersaglio.
Chi conosce Antonio lo descrive esausto, insulti per strada, i suoi concittadini che si danno di gomito quando lo vedono passare, poi il rientro a casa e il fratello minore che rincara la dose. Pasquale non è uno stinco di santo, è il suo opposto esatto, la polizia ha il suo nome nello schedario per precedenti penali ai danni di un parroco, per anni vittima di estorsione, poche decine di euro oppure all'aria tutti gli oggetti sacri della chiesa di quartiere. Quando lo sfotte, va giù pesante, quella «diversità» sa come fargliela avvertire. Fino all'altro ieri, l'ennesimo scherno, altre urla, le mani addosso, poi il buio, l'arma trovata per caso a portata di mano in cucina è quella classica dei delitti passionali. Anche il seguito della storia sa di vecchia campagna più che di terzo millennio, con i poliziotti che arrestano il giovane incrociandolo in un viottolo mentre tenta di darsi alla fuga a bordo di un'improbabile Ape car.
Ora Antonio lotta per tenersi stretta la propria vita, i chirurghi dell'ospedale di una città vicina lo hanno operato d'urgenza, mantengono riservata la prognosi, ma dovrebbe farcela. Pasquale è di nuovo in carcere, stavolta con l'accusa di tentato omicidio aggravato.
È il secondo caso simile accaduto in Capitanata negli ultimi tre mesi. Un uomo di 48 anni, Simone Venuti, è stato ucciso a Foggia con otto colpi di una calibro 9x21 sparati dal figlio, una guardia giurata, intervenuta mentre il padre stava picchiando sua madre durante l'ennesima lite familiare a causa dell'altro figlio, Leonardo, un transessuale di 21 anni, e dei suoi guai giudiziari. Lui e il suo compagno sono stati arrestati perché adescavano altri omosessuali sul social network Badoo, li sedavano mettendo tranquillanti nelle lattine di Red Bull e poi li rapinavano.
Forse ce n'è per chiedersi se in questo angolo di Puglia non ci sia ancora strada da fare perché la «diversità» non sia motivo di discriminazione. Nichi Vendola racconta spesso la sua vicenda, il suo coming out, le reazioni di Terlizzi, il suo piccolo paese natale. Racconta che per i genitori sapere della sua omosessualità fu «una rivelazione sconvolgente: il dolore e l’incomprensione fra noi sono durati molti anni, è stata dura». Ma era il 1978, un secolo fa. O forse era ieri.
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