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Suicida la madre di Giusy. «La raggiungerà in cielo»

Pubblicato su da Antonio

MANFREDONIA (Fg) Una famiglia che non riesce a trovare neppure pace oltre a non poter trovare serenit?. La mamma di Giusy Potenza, la quindicenne uccisa a sassate un anno fa a Manfredonia, nel Foggiano, ? stata trovata ieri mattina impiccata su una veranda della sua abitazione. La donna, Grazia Rignanese, 39 anni, soffriva di depressione da qualche anno ed era in uno stato che gli psichiatri che l?avevano in cura definivano di prostrazione. Con lei ? morto anche il feto che portava in grembo da sette mesi e che neppure ? bastato a fermarla dal gesto estremo. I Potenza non sono stati pi? gli stessi dopo il 12 novembre del 2004 quando il corpo della piccola Giusy era stato ritrovato esanime nei pressi dell?ex stabilimento Enichem a ridosso di una scogliera, a poche centinaia di metri da casa: morta col cranio fracassato con un masso di notevoli dimensioni da Giovanni, cugino del padre, e in circostanze ancora non completamente chiarite: secondo la testimonianza dell?uomo, la ragazza aveva minacciato di raccontare della loro relazione alla moglie di lui, sposato con due figli piccoli. Il 6 maggio scorso la polizia di Manfredonia era arrivata all?arresto di due amiche della sorella maggiore di Giusy, Sabrina Santoro e Rita Mancini, 24 e 19 anni, accusate di induzione alla prostituzione: erano state loro, secondo l?accusa, le ultime persone con le quali ? stata vista la ragazza prima di sparire per una quarantina di minuti fino all?ora presunta del decesso. Un vuoto che gli inquirenti non hanno ancora ricostruito. Mamma Grazia ha sempre detto di non credere alla relazione di Giusy con il pescatore ventisettenne: ?Me l?hanno uccisa per la seconda volta: mia figlia era fragile, baciava sulla guancia il suo ragazzo?, aveva commentato tra le lacrime l?arresto di Giovanni. Tanto meno aveva accettato di pensare a sua figlia prostituita con la complicit? dalle amiche in cambio di qualche decina di euro in pi? in tasca, che poi utilizzava per fare qualche piccolo regalo o offrire un panzarotto alle amiche. Il 30 maggio, un?altra mazzata sulla psiche fragile della donna: l?arresto del marito Carlo per aver tentato di accoltellare Pasquale Mangini, padre di Rita (?infangava il nome di mia figlia?, si era giustificato). Carlo, dopo un periodo in carcere, era stato condotto agli arresti domiciliari presso l?abitazione di parenti residenti a Milano, lontano da ulteriori tentazioni omicide nei confronti dei Mangini, cui ha giurato vendetta. Forse anche l?allontanamento di Carlo ha contribuito ad aggravare lo stato di salute della donna che recentemente era stata presa in cura da una equipe di psichiatri baresi col non facile compito di ?sostenerla con terapie soltanto blande dal momento che lo stato di gravidanza avanzata non consentiva l?uso di psicofarmaci?. Quegli psicofarmaci che la donna assumeva gi? prima della morte della figlia, e che aveva assunto anche il pomeriggio in cui Giusy era scomparsa: s?era addormentata dopo aver preso quelle pillole e non si era accorta che la figlia, uscita di casa per una veloce commissione, non era ancora rientrata. Grazia non riusciva a perdonarsi quel sonno mentre qualcuno le portava via per sempre la sua ?piccola?. Da qualche settimana viveva a casa di sua madre: tentavano di non lasciarla mai sola proprio perch? fosse scongiurato il rischio di gesti disperati. E invece. Proprio approfittando di un momento in cui la figlia Michela era dovuta uscire, ha fatto ritorno a casa sua, l? dove aveva visto Giusy per l?ultima volta, l? dove era circondata da decine di foto, passando davanti alle quali non riusciva a trattenere il pianto. E da quel balcone ha deciso di ?raggiungere Giusy in cielo? come pi? volte aveva confidato di voler fare.

[da Libero]

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