Assunzioni in facoltà, truccati 9 concorsi su 10
E? un peccato che la riforma dello stato giuridico dei docenti universitari sia stata approvata, marted? scorso. Perch? il sistema dei concorsi era perfettamente funzionante. Garantiva il risultato sperato nel 97% dei casi. Solo il 3%, infatti, si chiudeva senza consacrare il potere baronale di vita o di morte (accademica, s?intende) sugli aspiranti prof. Non ? solo chiacchiera da bar che negli atenei i baroni decidono a discrezione chi promuovere con la toga professorale e chi no. E? dimostrato da una lunga e accurata ricerca che abbiamo condotto su oltre 700 ?valutazioni comparative? (cos? si chiamano tecnicamente) i cui iter si sono conclusi durante l?ultimo anno. Un campione che riproduce con certezza matematica quanto il meccanismo concorsuale pre-riforma fosse perfetto. In pratica, funzionava cos?. Una facolt? metteva a bando un posto. Nominava uno dei cinque membri della commissione, gli altri quattro erano eletti a livello nazionale. Dopo prove, la commissione dichiarava al massimo due idonei. A quel punto una qualsiasi facolt? che avesse ?bisogno? di un docente, poteva ?chiamarlo? attingendo da l?. Il sistema garantiva una spartizione delle cattedre a prova di intrusione. Lo stanno testimoniando le inchieste che diverse procure in Italia hanno avviato negli ultimi mesi, Bari e Bologna le pi? clamorose. Le domande presentate potevano essere decine, ma per qualche effemeride ignota, a ridosso dell?inizio delle prove fioccavano le rinunce. E rinuncia dopo rinuncia, in gara restavano in due o tre. Chi? Li abbiamo contati: 97 volte su cento, restava in pista il candidato indigeno. Esempio. Concorso per professore ordinario di Lettere dell?universit? di Catania. Arrivano in fondo, l?associato catanese e un associato di una universit? di Roma. Il primo chiamato dall?ateneo isolano, l?altro chiamato dalla sua universit?, che non ha avuto neppure bisogno di fare il concorso per promuoverlo. Non basta. Il meccanismo aveva un ingranaggio in pi?. C?era un accordo preventivo sulla nomina in commissione di uno o pi? docenti dell?universit? che ambiva al secondo idoneo. Per restare nell?esempio siciliano che abbiamo fatto, in commissione c?era un componente che ? volato in Sicilia da Roma apposta per assicurarsi che andasse tutto secondo i piani. Non ? solo in Sicilia, che questo avveniva. In un concorso a Bari, per esempio, si sono scomodati in due, sempre da Roma, per dare l?idoneit? a un collega ricercatore romano. Chi era nelle grazie del cattedratico aveva la carriera spianata da un sistema che assicurava la progressione di carriera. Con quelle limitate eccezioni che fanno ammontare a una trentina i concorsi che si sono chiusi senza che tra gli idonei vi fosse un vincitore locale. Probabilmente era mancato l?accordo tra i docenti del Collegio degli ordinari di quel settore scientifico: il pi? delle volte, una sorta di cupola (lo dicono le inchieste della magistratura) che si riuniva un paio di volte l?anno, in coincidenza con i congressi scientifici pi? importanti, per decidere la distribuzione delle cattedre. Accadeva perfino che una universit? bandiva il concorso, ma gli idonei venissero chiamati entrambi da altri atenei: cio? si caricava di fatto le spese per promuovere docenti di altre universit?. Spese che mediamente ammontavano a non meno di uno-due milioni di euro l?anno per ateneo. E? il caso di un concorso a Camerino per ordinario: i due idonei sono andati uno a Siena (dov?era stato ricercatore e associato), l?altro a Milano (era milanese, da qualche anno a Camerino). O ancora a Catania, dove bandita una valutazione per associato di Architettura, gli idonei sono partiti entrambi per Chieti. Bizzarro meccanismo, pur previsto dalla precedente normativa. L?ultimo ganglio dell?articolato impianto concorsuale precedente era rappresentato dai concorsi banditi da universit? nate per gemmazione o comunque da piccole universit? gemellate con altre pi? grandi. E? il caso di Foggia rispetto a Bari, da cui ? nata, o il caso di Cassino terra di conquista dei romani. Per un posto di associato di Economia a Cassino, 4 commissari su 5 erano della Sapienza. E, manco a dirlo, ha vinto un ricercatore romano. Fare nomi non serve, peccheremmo di incompletezza non potendoli citare tutti. Su settecento concorsi che abbiamo passato sotto la lente, e un migliaio di chiamati, dovremmo ricopiare i nomi di oltre novecentocinquanta docenti. Sono eloquenti gi? i nomi dati alle inchieste giudiziarie: da Concorsopoli a Parentopoli (quella di Bari, dove la carriera ? segnata nei geni). Forse il sistema delineato dalla riforma non sar? perfetto. Probabilmente potr? essere migliorato. Certo, ora i baroni dovranno posare i mantelli e nel caso studiare altri modi per facilitare le scalate accademiche dei propri pupilli. A meno di non volersi rassegnare a criteri appena pi? meritocratici dei precedenti.
[da Libero]
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