Overblog Tutti i blog Blog migliori Marketing e social media
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

Otto morti in corsia, si indaga per omicidio colposo

Pubblicato su da Antonio

CASTELLANETA (TA) Era stata già operata in una casa di cura privata per quell’aritmia. Per il secondo intervento dello stesso tipo cui le avevano consigliato di sottoporsi aveva deciso di ricoverarsi nella nuova Unità di terapia intensiva coronarica, inaugurata da pochi giorni nell’ospedale di Castellaneta e considerata all’avanguardia. Nel pomeriggio di giovedì i medici le hanno messo una mascherina per inalarle ossigeno ma dall’impianto è venuto fuori protossido di azoto, un gas esilarante utilizzato come anestetico, letale per i pazienti cardiopatici come lei. Cosima Ancona, 73 anni, è l’ultima delle otto morti registrate in quel reparto dopo meno di due settimane dalla sua inaugurazione e su cui la Procura della Repubblica di Taranto ha aperto una inchiesta per omicidio colposo.

All’origine dello scambio tra i gas, secondo quanto emerso dai primi accertamenti, ci sarebbe «un raccordo a “T” – spiega il direttore generale della Asl jonica, Marco Urago – che collega impropriamente il tubo dell’ossigeno con quello del protossido di azoto malgrado abbiano colore e calibro diversi tra loro». Sarebbe esclusa quindi ogni responsabilità del personale medico e infermieristico della struttura dal momento che essi si sarebbero limitati a utilizzare le mascherine poste sulla testata del letto e mai avrebbero potuto immaginare che da lì venisse fuori azoto, dal momento che – rimarca il primario, Antonio Scarcia – in questo reparto «quel gas non è proprio previsto che ci sia».  

Il racconto dei parenti Se per almeno sei dei decessi avvenuti dal 20 aprile a oggi la causa della morte dovrebbe poter essere imputata soltanto alle gravi condizioni di salute, per la signora Ancona e Pasquale Mazzone, 82 anni, ex dipendente di una ditta appaltatrice dell’Ilva, il sospetto che sia stato l’azoto a ucciderli è quasi una certezza. «Mia zia era tranquilla, sapeva di stare per sottoporsi a un intervento di routine – racconta una nipote della donna – una cardioversione, una piccola scarica elettrica al cuore dopo una leggera anestesia per ripristinare il regolare ritmo cardiaco. Poi la comunicazione da parte dei sanitari dell’improvviso decesso». Analogo il ricordo di Erasmo, fotoreporter figlio dell’altro paziente deceduto la notte precedente: «Era un infartuato, tra un paio di giorni sarebbe stato trasferito in un reparto di normale degenza ma un arresto cardiocircolatorio l’ha stroncato. Aveva una faccia diversa rispetto a poche ore prima quando l’avevo lasciato – ricostruisce – era cianotico e non pallido come dovrebbe essere un uomo morto per il cuore che si ferma».

Cosima e Pasquale sarebbero stati insomma le prime due cavie inconsapevoli di un impianto finora mai utilizzato malgrado sia stato realizzato e sulla carta anche collaudato più di due anni fa. Collaudato due volte: «Il collaudo preventivo – sostiene Alberto Tedesco, assessore regionale alla Sanità, che ha nominato una commissione tecnica di indagine – è in capo all’azienda che lo ha realizzato, un secondo collaudo viene invece eseguito da una commissione interna nominata dall’ente appaltante, la Asl». «Abbiamo la certificazione della Ossitalia di Modugno (BA) con cui è attestato che in quel reparto arriva ossigeno – incalza Urago – e poi c’è stata la presa d’atto del lavoro da parte di un ingegnere che nel 2005 ha dichiarato che i lavori appaltati nel 2003 sono stati fatti a regola d’arte. E quel reparto è pronto da allora ma non era mai stato aperto per mancanza di personale, fino a quindici giorni fa». 

Un altro caso a Siena Potrebbe essere stato originato anche lì da uno scambio di tubi il decesso, avvenuto lo scorso 27 febbraio, di un uomo operato nella nuova sala angiografica del reparto di cardiologia dell’ospedale Le Scotte. Tra il nosocomio toscano e quello pugliese una cosa certamente è in comune: i lavori sono stati effettuati sempre da Ossitalia. È anche per questo che il ministro della Salute, Livia Turco, ieri ha disposto una ispezione straordinaria della sede dell’azienda barese e ha chiesto ai Carabinieri dei Nas di sequestrare cautelativamente tutti gli impianti da essa realizzati. «In questi casi non lanciamo né croci né assoluzioni prima di aver esaminato le cose – ha dichiarato il presidente del Consiglio, Romano Prodi – occorre esaminare seriamente quello che è successo e provvedere di conseguenza». Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha parlato di «linea dura e punizioni esemplari» per i responsabili di morti come queste causate dal cosiddetto rischio clinico. Che qualcuno ora calcola uccida più degli incidenti stradali e dell’Aids.

© Libero del 6 maggio 2007 

Commenta il post