Azoto killer, quindici indagati
CASTELLANETA (TA) C’è un buco lungo due anni nella storia dell’impianto di gas medicali destinato alla Unità di terapia intensiva coronarica di Castellaneta: dal giorno del collaudo effettuato nel marzo del 2005 dalla ditta che lo ha realizzato, la Ossitalia srl, al giorno dell’inaugurazione del reparto, il 20 aprile di quest’anno. Se dalle mascherine poste sulla testata dei letti della cardiologia è venuto fuori non ossigeno ma protossido di azoto, letale per almeno due degli otto cardiopatici morti in quindici giorni nell’ospedale tarantino, la responsabilità potrebbe non essere della società di Bitonto. La Procura della Repubblica di Taranto ha acquisito agli atti dell’inchiesta quello che Giovanni Capaldi, legale della ditta verso cui si sono rivolte le prime indagini, definisce «un utile spunto investigativo: una lettera con cui Ossitalia scriveva al ministero della Salute e alla Asl ionica per comunicare che altre imprese avevano fatto interventi tecnici sull’impianto qualche settimana dopo il collaudo». Una nota insomma che potrebbe «ridimensionare la posizione processuale di Domenico Matera, amministratore della società », da ieri peraltro iscritto nel registro delle notizie di reato dalla Procura di Siena che indaga su un'altra morte sospetta nel policlinico Le Scotte. I carabinieri cercano ora riscontri: la ditta ha le ricevute di ritorno delle raccomandate che ha inviato ma alla Asl sarebbe svanito nel nulla l’intero faldone degli atti relativi a quell’impianto Ieri sera il procuratore capo del tribunale pugliese, Aldo Petrucci, ha firmato le informazioni di garanzia, una quindicina, per altrettante persone che a vario titolo avrebbero giocato un ruolo nella vicenda: è omicidio colposo plurimo l’ipotesi di reato di cui risponderanno i medici dell’Utic, i manager della Asl e i tecnici responsabili della progettazione, della realizzazione e del collaudo dell’impianto. Insomma una raffica di provvedimenti «ad ampio raggio» – ha commentato Petrucci – che i carabinieri notificheranno entro questa mattina e «che consentiranno la nomina di legali e periti di parte». Domani dovrebbero infatti essere eseguite le autopsie sugli ultimi due pazienti deceduti nella Terapia intensiva di Castellaneta, le cui salme non sono ancora state tumulate. Solo in seguito il medico legale e i periti della Procura decideranno se riesumare gli altri cadaveri: il tempo trascorso e la presenza dei gas prodotti dalla decomposizione potrebbero rendere difficile determinare se quei pazienti siano morti per l’azoto killer. Oltre alle indagini della magistratura, sono altre cinque le inchieste avviate nelle ultime ore: quelle interne della Asl e della Regione Puglia, l’ispezione del ministero della Salute, della commissione Sanità del Senato e dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione. Le indagini dei militari del Nas in particolare sono estese anche a tutti gli impianti simili realizzati da Ossitalia, una cinquantina in varie regioni del Paese. Se fin dal primo momento non è sembrato ci fossero dubbi sulla circostanza di un allaccio di tubature che impropriamente collega la condotta dell’azoto con quella dell’ossigeno destinata al reparto di cardiologia, non sarà facile accertare il motivo per cui quell’errore è stato compiuto. L’ipotesi più inquietante riguarda la possibilità che tutto sia dipeso dal cambio di destinazione di quella corsia quando il resto dell’ospedale era quasi ultimato: si sarebbe deciso solo nelle ultime settimane dei 35 anni occorsi per completare i lavori dell’ospedale nuovo di Castellaneta che lì dove era prevista la banca del sangue sarebbe stato collocato l’Utic. Potrebbe essere stato allora, che qualcuno sbagliò una saldatura.
© Libero del 8 maggio 2007
/image%2F0546143%2F201304%2Fob_df89c4_lungomare-bari-a27738447.jpeg)