Accertate 4 morti per lo scambio di tubi nell'ospedale pugliese
CASTELLANETA (TA) Non più due come si pensava ma quattro sono i morti nell’Unità di terapia intensiva coronarica dell’ospedale di Castellaneta, dovuti al protossido di azoto che è stato inalato al posto dell’ossigeno per uno scambio tra le condotte dei gas medicali. Lo ha appurato la commissione tecnica di indagine nominata dalla Regione Puglia. A questi decessi se ne deve aggiungere probabilmente un quinto. Per gli tre pazienti morti tra il 20 e il 4 maggio scorsi «il nesso appare altamente improbabile» visto che le loro condizioni di salute erano di per sé mortali. La relazione redatta dagli esperti guidati da Tommaso Fiore, professore ordinario di Anestesia a Bari, descrive un quadro di anomalie e irregolarità sconcertante, al punto che il presidente della Puglia, Nichi Vendola, parla ora di «una strage causata dalla assoluta inadeguatezza del management dell’Azienda sanitaria» e di «livello impressionante di improvvisazione». Da qui la decisione di commissariare la Asl e «lavorare per ricercare la verità senza vincoli politici di alcun tipo – dichiara – per quella che appare una storia esemplare di caos amministrativo». Le irregolarità riguardano innanzitutto le procedure di gara e le modalità con cui sono stati eseguiti i lavori di costruzione dell’ospedale: «L’impressione – dicono i commissari – è che in origine il progetto fosse corretto, fatto bene, ma che poi sia stato sottoposto a una serie di interventi successivi, con l’avvicendarsi di diversi subappaltatori». Anomali sono state anche le procedure adottate per le «modifiche di destinazione d’uso dei locali – spiega Vendola – senza il supporto di varianti di progetto: si è trattato in sostanza di impianti costruiti senza disegno, verificati da collaudi che non hanno collaudato». Una cosa appare certa: tutti i lavori agli impianti sono stati eseguiti dalla Ossitalia, i cui vertici sono tra le 17 persone indagate per omicidio colposo plurimo. «I presupposti della tragedia – si stringe nelle spalle Vendola – poggiano tutti su queste disfunzioni sistemiche, in questo quadro che vive tra le due accelerazioni» che hanno interessato i lavori del plesso sanitario. Quel reparto non avrebbe dovuto aprire – è il senso delle 15 pagine di relazione tecnica – tanto più che mancava perfino la pianta organica e il personale che vi è stato destinato è numericamente inadeguato. «Siamo di fronte a gravissime criticità degli uffici tecnici della Asl – conclude il presidente – su cui non si potrà non intervenire». Già perché la conclusione amara cui è giunta la commissione aggiunge rabbia alla rabbia: almeno una di quelle morti si poteva evitare. Sarebbe bastato interpretare due allarmi di caduta di tensione dei gas medicali registrati nella notte tra il 3 e il 4 maggio scorsi: la pressione calò nel reparto operatorio per l’azoto e nell’Utic per quello che si pensava fosse ossigeno. In realtà era un’unica bombola che non andava per entrambi i casi: quella dell’azoto. Oggi i periti della Procura di Taranto cominceranno le autopsie delle ultime due vittime, da domani si procederà con le esumazioni degli altri sei cadaveri.
© Libero del 10 maggio 2007
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