Domenica al voto: Prodi a casa
BARI Non è che se si vota per cambiare il capocondòmino il sindaco del paese ne risente. Così se si vota per un sindaco, non è che Prodi vacilla. Sarebbe come riuscire a scorgere l’effetto della brezza sulle fronde degli alberi durante uno tsunami. Tuttavia non serve essere esperti di meteorologia per sapere che se la pioggia è preceduta da tanto vento, vuol dire che la perturbazione passerà . Altrimenti sarà che ci arriverà sulla testa e ce la terremo come la proverbiale nuvola fantozziana. Serve tanto vento, allora, ok?
Domenica e lunedì prossimi dodici milioni di italiani, diconsi 12 cioè un quinto degli aventi diritto in tutto lo Stivale, saranno chiamati alle urne per eleggere il sindaco e rinnovare il Consiglio del proprio Comune. Facciamo un patto? Se vinciamo vuol dire che Prodi se ne deve andare. Se perdiamo (il Cielo ce ne scampi), le Comunali non c’entrano col governo nazionale. Ci state?
Non è che siamo bari (‘b’ minuscola, please). È che è noto che il radicamento territoriale della sinistra è maggiore rispetto a quello dei partiti che stanno da quest’altra parte. Per cui se vincono loro è come se il cane morde un uomo. Se vinciamo noi è l’uomo che ha morso il cane. Banale, lapalissiano, papale papale.
Il fatto è che l’aria che si respira quando si gira per comizi è un’aria fresca e delicata. Venti dei quadranti orientali: sì insomma, soffia vento da destra. Il vento tuttavia non basta, com’è evidente, se si vuol vincere una regata. Ma il vento è già un primo, ottimo elemento a favore. Prodi di suo ha due grossi difetti, riconosciuti perfino dai suoi (forse solo la sua spocchia non li riconosce): il primo è nella precarietà ontologica dei numeri; il secondo è il rapporto delirante che il suo Governo ha (avuto) con la strizzatura delle tasche dei connazionali. È tempo di dichiarazioni dei redditi: alzi la mano chi deve avere rimborsi dal Fisco ché gli auguriamo buona fortuna per quando li avrà . Condoglianze a tutti gli altri (la stragrande maggioranza dei contribuenti, c’è da giurarci).
È vero. Che a livello comunale giochino anche altri duemila fattori concomitanti e tendenzialmente prevalenti è sacrosanto. Non scopriamo l’uovo di Colombo. Si candida il parente, si candida a sindaco il cognato della vicina di casa, quella che ha un cane sul balcone che non abbaia, latra e toglie il sonno. Ok, ci sta. Ma.
Ma stavolta l’insofferenza verso il Governo romano - è l’impressione nostra e l’auspicio - supera le scelte del piano locale. C’è bisogno però di essere consapevoli che il Paese si gioca nel prossimo week-end una carta importante: la possibilità di dirglielo in faccia, a Prodi, che ci sta sulle scatole. Ma assai. Che non sopportiamo sentirlo parlare, non sopportiamo le smorfie che fa mentre parla, è urticante perfino sentirlo nominare al bar in un’imprecazione.
In Puglia, dei 56 Comuni dove si vota, una trentina sono “uscenti centrodestraâ€. Uno sarà difficile da mantenere: non lo nominiamo, dovesse portar male. Su tutti gli altri, serve avere in mente la faccia di Mortadella per trovare in sè slancio per portare al seggio tutte le vecchine del quartiere.
Dove il centrodestra ha amministrato, le città sono andate avanti: ormai anche le classi dirigenti locali sono cresciute e così governano bene. Dove c’è stato il centro-sinistra lo schema di gioco è sovrapponibile a quello dell’Esecutivo di Prodi: per fatto immanente.
Il voto avrà (e sarà letto con) un significato nazionale, ci sarà poco da fare. Guardiamolo in quest’ottica quando andremo nella cabina. Abbiamo davanti due tragedie per stare all’insegnamento di George Bernard Shaw: una è perdere la cosa che più desideriamo nel nostro cuore: l’altra è ottenerla. Tra le due è meno tragica la seconda. Molto meno. Ne riparliamo sabato per un ripasso.
© Puglia d’oggi del 25 maggio 2007
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