Ospedali impreparati a Roma. Non siamo pronti all'emergenza terrorismo
L?inadeguatezza del servizio di emergenza sanitaria a Roma non ? solo un fatto di mezzi di soccorso, ambulanze e automediche. Quando si cerca di trovare un supporto alla tesi che in fondo la situazione non sia cos? drammatica, si viene infatti sommersi dalle conferme e, anzi di pi?, dalle dosi rincarate. Il caso dell?arrivo di una ambulanza in pieno centro a Roma dopo 56 minuti dalla chiamata al 118 luned? scorso ha sollevato il coperchio sul timore (fondato, fondatissimo) che nel caso malaugurato di una emergenza eccezionale legata a un attentato la macchina dei soccorsi si farebbe trovare inquietantemente impreparata. Quel che ? ancora pi? grave ? che tutto ? noto l? dove si muovono le leve dei comandi. ? nota la carenza di mezzi. Ma ? nota anche la carenza di organico.
Anno 2004, mese di luglio. Su una rivista specializzata, il coordinatore della centrale operativa 118 di Roma, Daniele Di Micco, pubblica un articolo nel quale mette a nudo, carte e numeri alla mano, il dato sconfortante per il quale ?la dotazione organica appare inadeguata e sottostimata alle necessit? dell?utenza? gi? in condizioni di esercizio ?normale?. Per concludere che ?si omette di valutare le ricadute in termini di code telefoniche e di chiamate abbandonate conseguenza di questi dati, nonch? i rischi legati ai possibili disservizi che queste generano, ma che sono facilmente immaginabili?.
Cos? ?. ? facile immaginare che cosa possa succedere se su un organico di 63 operatori manchino 9 unit?: ?costante e sensibile aumento della quota pro-capite di straordinario mensile (con punte di 100 ore) e un aggravamento dei livelli di stress cui il personale ? sottoposto?, scriveva Di Micco un anno fa esatto. O cosa possa succedere se nei due anni precedenti il numero delle chiamate (390mila) al 118 sia aumentato mediamente del 7% e il personale sia rimasto invariato. Applicando modelli che altrove funzionano, ipotizzava lo studio, bisognerebbe avere in servizio diurno almeno 18 operatori a fronte degli 11 che rispondono al telefono attualmente.
Oggi Di Micco non vuole rilasciare dichiarazioni, dice che non pu?. Si limita a precisare che quelle sette pagine di ?Analisi dei carichi di lavoro del personale nella centrale operativa 118 di Roma? erano ?un articolo scientifico non di cronaca?. E aggiunge: ?Mi era stato commissionato e autorizzato dalla direzione sanitaria?. Come per dire che tutti sanno, tutti ne sono a conoscenza. Ma poi ? stato fatto poco. Anzi punto.
Sempre in quel luglio la Regione decise di istituire una Azienda regionale per l?emergenza sanitaria che si occupasse di coordinare l?attivit? delle cinque centrali operative provinciali. E va bene. Di fatto per? l?operativit? piena di Ares 118 ? cominciata a gennaio scorso con il trasferimento completo del personale e delle competenze che prima erano divise tra le varie Asl. Tecnicismi e burocrazie, che di fatto hanno impedito il decollo operativo della struttura.
Chi spera di essere smentito dall?Agenzia, di chiamare per sentirsi dire che sbaglia chi dice che ?la macchina non funziona? si rassegni. Filippo Amato, che dirige l?amministrazione di Ares 118, aggiunge il carico da dodici. C?? ?un problema endemico di personale?, ma anche un ?problema di qualit??. E racconta cos?ha trovato quel giorno del febbraio scorso in cui ha assunto servizio. ?Ho letto quello che avete scritto su Libero, che cio? le ambulanze sono poche?, premette, ?Io do solo un dato: in occasione dell?emergenza seguita alla morta di papa Giovanni Paolo II abbiamo movimentato 215 ambulanze, ben pi? delle 45 che, come avete scritto giustamente, abbiamo per il funzionamento normale del servizio di emergenza sanitaria nella Capitale, per cui non ? un problema solo di mezzi: ? pi? rilevante un altro dato?.
Con un personale di et? media attorno ai 45 anni, spiega Amato, ?non ? facile movimentare neppure quelle ambulanze che funzionano: pur essendo personale esperto e volenteroso, non ? cos? facile far capire cosa vuol dire lavorare in squadra?. Questa la diagnosi. E la terapia ?: ?Bisogna urgentemente svecchiare il nostro personale?.
Poi viene il problema quantitativo. Guardando non solo alla carenza di personale delle centrali operative, dove per intenderci c'? il personale medico e paramedico incaricato di rispondere alle chiamate di emergenza al 118, ma a tutto il servizio sanitario di pronto soccorso, ?mancano grosso modo 200 infermieri, 200 autisti soccorritori e oltre 100 medici?, legge dai suoi appunti il direttore, con un passato da assessore comunale all'emergenza casa con Carraro sindaco (?sono abituato a confrontarmi con le situazioni difficili?, dice di s?). Con cinquecento persone che mancnano all?appello, insomma non c?? di che stare tranquilli? ?Assolutamente no?, dice Amato con tono pacato ma fermo, ?la situazione deve essere rivista in tutti i sensi, e serve che intervenga quanto prima non solo l?assessore regionale alla sanit? che pure mi ? sembrata persona attenta, ma anche il governo. O noi non potremo mai essere preparati a gestire una emergenza?. Pi? chiaro di cos?.
[da Libero]
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