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Le raccomandazioni di Nichi: facciamo una legge per assumere quel direttore

Pubblicato su da Antonio

Nichi Vendola è entrato da indagato in questa inchiesta, e ne è uscito quasi subito. Ma le sue telefonate e la «rete di politici e manager» che controllano la sanità pugliese da quando è presidente della Regione ci sono tutte, nelle 316 pagine di ordinanza che ha portato ieri all'arresto di cinque persone e alla richiesta di autorizzazione a procedere per la carcerazione del senatore del Partito democratico, Alberto Tedesco, fino a due anni fa alla guida dell'assessorato alla Salute. C'è la telefonata che l'assessore gli fa a proposito della nomina del direttore generale di una Asl: «Quello che vuoi nominare tu non ha i requisiti». E c'è la soluzione che gli propone il governatore: «Oh, Madonna santa, porca miseria… E non possiamo cambiare la legge in una delle prossime sedute?». Perfino uno scafato come l'ex socialista craxiano Tedesco – registra il gip Giuseppe De Benedictis – resta stupito da questa ipotesi di legge ad directorem. Il giudice la definisce più elegantemente "ad usum delphini".

È finito in carcere il capo della segreteria dell'ex assessore, Mario Malcangi, mentre sono ai domiciliari il direttore generale della Asl di Lecce, Guido Scoditti, e due imprenditori, Diego Rana e Giovanni Garofoli. Con loro anche Paolo Albanese, un poliziotto della scorta del governatore: avrebbe esercitato «continue e assillanti pressioni», una «non resistibile coazione» su un direttore sanitario pur di ottenere il trasferimento di una sua parente infermiera al reparto di oculistica. Reparto guidato da Antonio Acquaviva, politicamente vicino a Tedesco, indagato anche lui e interdetto dai pubblici uffici per il sospetto che sia stato nominato primario appunto per meriti politici. È indagato e interdetto anche Alessandro Calasso, direttore sanitario della Asl di Bari, nome finito già nell'inchiesta sul malaffare targato Gianpy Tarantini: malgrado questo nessuno lo aveva rimosso dal ponte di comando.

A caldo Vendola ha parlato di inchiesta «significativamente ridimensionata perché nel provvedimento cade l'accusa più grave, quella del reato associativo». In realtà il capo della Procura, Antonio Laudati, parla di «sistema criminale» e il gip scrive di una «occupazione dei posti di alta amministrazione e successivo asservimento degli uomini-chiave per successivi fini privati e/o comunque certamente poco istituzionali». Peggio: le nomine «suggerite» da Tedesco offrono «uno spaccato desolante del modo in cui venivano scelti i dirigenti delle Asl, ossia per l'affidamento che davano ai politici». E ancora: «Tutti i responsabili politici» operano «per fini di spartizione partitica e/o correntizia», un sistema «non circoscritto a singoli esponenti della maggioranza di centrosinistra, ma che assurge a logica di strategia politica al fine di acquisire consenso e rendere stabile la maggioranza di governo».

La lista dei reati è lunga, dalla corruzione alla concussione, dalla turbativa d'asta all'abuso d'ufficio e al falso. Lunga almeno quanto la lista degli indagati, tra i quali c'è anche il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Antonio Decaro, e suo padre Giovanni, socialista della vecchia scuola. Incarichi, nomine, appalti in cambio di voti e «prassi invasive del personale medico» per pilotare le gare delle forniture sanitarie: è indagato anche il genero di Tedesco, che con i figli, la moglie e il fratello, ha imprese che vendono protesi alle Asl.

Nelle carte c'è il nome di Michele Emiliano, sindaco di Bari e presidente del Pd: non è indagato, ma di lui il gip scrive perché si spese in difesa dell'assessore quando Vendola – avendo saputo dell'indagine – voleva sostituirlo con Lea Cosentino, che i giornali avrebbero ribattezzato poi "Lady Asl". Sarà Emiliano (con Massimo D'Alema) a convincere Paolo De Castro a lasciare il Senato e candidarsi all'Europarlamento per far scattare Tedesco a Palazzo Madama: meglio proteggerlo all'ombra dell'articolo 68 della Costituzione. Provvidenziale.

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